Prima riunione associazione – Potenza

Written by Antonella Amodio. Posted in Occhi sul mondo

Intervento

Il concetto di diversità di genere spesso ha dato adito ad interpretazioni diametralmente opposte. Le stesse donne si sono battute affinché si parlasse di parità piuttosto che di differenza, essendo questa stata per troppo tempo addotta a motivo di pregiudizi e discriminazioni a loro danno. Ci si è rifatti così all’uguaglianza tra le donne e gli uomini, uno dei principi fondamentali sanciti dal diritto comunitario, cercando di intervenire sulle cause oggettive e culturali di discriminazione. Si è promosso quindi un processo di rimozione degli stereotipi sulle differenze di genere come quelli che sostenevano l’impiego delle donne in determinati ruoli e funzioni o la loro esclusione da attività professionali e  manageriali per le quali erano ritenute meno adeguate dei colleghi maschi. Ma ciò non basta, gli obiettivi dell’Unione europea  in materia di uguaglianza tra le donne e gli uomini hanno lo scopo di assicurare prima di tutto  pari opportunità tra i sessi, ecco ad esempio  il motivo delle tanto dibattute quote rosa(meglio sarebbe di genere, come sono chiamate negli altri paesi) in un sistema politico dove da sempre ha predominato il maschile e dove è evidentemente più probabile la riconferma di coloro che già  hanno ricoperto ruoli amministrativi.
Sarebbe una grave ingenuità parlare di uguaglianza di possibilità senza provvedere ad una redistribuzione mirata delle cariche tra entrambe i sessi. Parlare in termini di uguaglianza di opportunità, vuol dire mettere ciascuno nelle stesse condizioni di poter fare, vuol dire necessariamente riconoscere e rispettare le differenze. La diversità è uno dei valori fondamentali del nostro secolo. La diversità è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita, necessità, fa parte della storia di ogni uomo. Troppo spesso, però, la diversità appare come un pericolo, una minaccia, una barriera. Gestire la diversità richiede impegno, coraggio, pazienza, ma regala la gioia della scoperta, l’avventura del viaggio, il rischio del confronto e l’audacia del mettersi in discussione. Io credo che il primo passo da fare sia quello di cominciare a considerare la diversità non come un elemento da tollerare, se non addirittura da negare  ma come un bene da tutelare  Entrare in relazione con l’altro innegabilmente vuoi dire entrare in contatto con un’altra identità, cioè con qualcuno che è “diverso” da me.

 

Attraverso questo gesto, oltre a sviluppare maggiore coscienza della mia identità, io posso diventare più ricco, dell’alterità riconosciuta. Eppure spesso si cerca di annullare la “diversità” che ci rende tutti così meravigliosamente unici, si tende a lavorare più sul collettivo che sull’individuo, a creare universi omologati, comunità di simili dove il singolo si deve identificare con il gruppo e la pluralità dei soggetti non sempre viene rispettata. Se si riuscisse invece a percepire la differenza” non come un limite alla comunicazione, ma come un “valore”, una “risorsa”, un “diritto”, l’incontro con l’altro potrebbe essere in certi casi anche scontro, ma non sarebbe mai discriminazione, piuttosto sempre scoperta e affermazione della propria identità. Purtroppo è il pregiudizio, giudizio superficiale non avvallato da fatti, ma da opinioni, il motore che a volte muove le azioni e i comportamenti di tutti noi, condiziona le nostre relazioni sociali, ostacolando le opportunità di un contatto più vero, che sia realmente un incontro, un’ esplorazione, una scoperta dell’altro da sé.  Diviene fondamentale quindi educare alla differenza, all’altro, al diverso, per creare i presupposti di una cultura dell’accoglienza e per impedire l’omogeneizzazione culturale. “La nostra ricchezza collettiva, ha scritto Albert Jachard, è data dalla nostra diversità. L’altro, come individuo o come gruppo, è prezioso nella misura in cui è dissimile.” Perché le donne abbiano realmente pari opportunità  degli uomini, è necessario che ne vengano riconosciute le peculiarità, rispettati i  bisogni. E’ necessario che esse per prime si riconoscano il loro diritto di essere diverse. Di qui l’esigenza di un gruppo al femminile, un luogo dell’incontro, della sorellanza, della solidarietà, della complicità, perché nessuna donna  si senta più tanto sola a portare avanti le proprie battaglie. Diverso non è meno, non è un giudizio di valore. Diverso è una ricchezza. Io non rinuncerei mai alla mia diversità, è la mia libertà di essere me stessa, io mi batterò sempre per poterlo essere. Ma diversi non è neppure contrapposti, è piuttosto essere complementari, interagenti, è solo essere due facce della stessa medaglia…il valore resta identico e si perde comunque, qualsiasi delle due facce scompaia.

Antonella Amodio

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Antonella Amodio

Antonella Amodio

Presidente

Francesca Antonella Amodio, per tutti Antonella, presidente di Yin-sieme. Docente, pedagogista, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo bioenergetico, biodanzante. Formatrice nazionale DSA, da brava dislessica, ideatrice e conduttrice delle ‘feste dys’ di cui sono ovviamente a tutti gli effetti il capo.
Autrice de ‘Il laribinto, il mio viaggio nella dislessia’ e del romanzo ‘Lo zoo del piano di sopra.. quando al piano di sotto l’amore fa male , adoro scrivere. Istruttrice di nuoto, molti gli sport praticati, amo tutto quello che ha a che fare con la corporeità così come con la spiritualità, pratico meditazione e sono stata più volte in India per questo, ho il secondo livello di Reiki, sono vegana, rispetto e onoro ogni religione e credo in quella dell’essere umano. Da quando un anziano monaco m’ha detto che il mio sorriso è il sorriso di Dio, ho realizzato che è vero, quello di ognuno lo è, così ho pensato che il Paradiso sarà qui, quando ogni essere al mondo sorriderà e…io voglio essere in Paradisoooo!

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