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Antonella Amodio

Antonella Amodio

Presidente

Francesca Antonella Amodio, per tutti Antonella, presidente di Yin-sieme. Docente, pedagogista, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo bioenergetico, biodanzante. Formatrice nazionale DSA, da brava dislessica, ideatrice e conduttrice delle ‘feste dys’ di cui sono ovviamente a tutti gli effetti il capo.
Autrice de ‘Il laribinto, il mio viaggio nella dislessia’ e del romanzo ‘Lo zoo del piano di sopra.. quando al piano di sotto l’amore fa male , adoro scrivere. Istruttrice di nuoto, molti gli sport praticati, amo tutto quello che ha a che fare con la corporeità così come con la spiritualità, pratico meditazione e sono stata più volte in India per questo, ho il secondo livello di Reiki, sono vegana, rispetto e onoro ogni religione e credo in quella dell’essere umano. Da quando un anziano monaco m’ha detto che il mio sorriso è il sorriso di Dio, ho realizzato che è vero, quello di ognuno lo è, così ho pensato che il Paradiso sarà qui, quando ogni essere al mondo sorriderà e…io voglio essere in Paradisoooo!

La lunga notte del tempo

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“Perdersi è facile, ma ritrovarsi anche.”

La lunga notte del tempo è una fiaba che si è scritta da sola, uno di quei racconti che voleva essere raccontato ed ha incontrato me, Antonella Amodio. Nata per un gioco letterario, mi ha preso la mano ed è diventata molto di più, la prima a rimanerne incantata sono stata io.. poi ha incontrato la mano di Gabriella Bulfaro, anch’ella ne è rimasta affascinata e l’ha tradotta in undici splendidi quadri, poi ancora ha incontrato Tonia Bruno che se ne è innamorata e l’ha riempita col suono caldo della sua voce, quindi ha incontrato Antonio Candela che le ha fatto una preziosa veste di mille colori, in ultimo ha incontrato la Regione Basilicata che ne ha voluto far dono alle scuole lucane ed ora spero incontrerà voi e i vostri bambini. E’ possibile acquistare il volume, nelle librerie da Natale, anche via internet, senza spese di spedizione, sul sito della casa editrice o cliccando direttamente sull’immagine in basso.
La fiaba è stata promossa nelle scuole lucane in quanto metafora delle condotte di dipendenza. Essa infatti, in modo semplice e senza traumatizzare i bambini, con la delicatezza della poesia e la magia della fantasia, spiega loro, mettendoli in guardia, le conseguenze delle condotte di dipendenza, sottolineando appunto le ricadute negative sul piano sociale, relazionale ed affettivo che le contraddistinguono indifferentemente dal tipo specifico di dipendenza che prende a rubare il nostro tempo.
Il concetto di dipendenza purtroppo è in una continua evoluzione, tra le nuove forme di dipendenze vanno oggi sottolineate quelle da gioco d’azzardo patologico (GAP) e quella da web, l’Internet Addiction Disorder (IAD). Il focus quindi, dalle sostanze, si sposta sulle relazioni fallaci e disfunzionali relativamente ad attività e al tempo a loro dedicate, autopercezioni, attaccamento, stili di vita e di comportamento, tali da introdurre, nei casi più gravi, una profonda distorsione nel rapporto con la realtà e con il mondo circostante. Se il gioco d’azzardo patologico è più conosciuto, non tutti sanno cosa è la IAD. Essa è una condizione caratterizzata da un forte ed insistente desiderio di connettersi al Web che spinge ad aumentare progressivamente il tempo speso in rete, tanto da compromettere la propria vita quotidiana. Nei casi piú gravi, puó indurre scompensi psicotici o portare alla morte. All’interno della IAD, quella che più di tutte coinvolge i giovanissimi, è sicuramente la Dipendenza da Videogiochi, questa, come ogni altra dipendenza, vincola il soggetto a dedicarle ingenti quantità di tempo ed energie compromettendone l’ambito scolastico/lavorativo, relazionale e fisico. Proprio per questo la favola narra del tempo come dono prezioso che rappresenta infondo la nostra vita stessa. In realtà nelle condotte di dipendenza spesso il problema non è rappresentato dalle attività in sé ma dalla modalità di fruizione di chi vi si dedica e ancora del tempo che vi dedica. Questo ha indotto la letteratura scientifica del settore a porre particolare attenzione al disturbo di personalità dipendente definendone la dimensione centrale come “Una situazione pervasiva ed eccessiva di necessità di essere accuditi, che determina comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione.”
Tutto ciò rende a mio avviso indispensabile l’educazione all’affettività dei nostri bambini e la sensibilizzazione del mondo degli adulti in merito a queste specifiche tematiche. Una fiaba dunque per tutte le età, con vari piani interpretativi e diversi livelli di fruizione ma che rimanda a ciascuno di noi l’importanza di riappropriarci del nostro tempo, della nostra vita.

Più è precoce la ferita, più severe possono essere le conseguenze

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interviste definitivo

Più è precoce la ferita, più severe possono essere le conseguenze

Non è un DSA , le sue difficoltà scolastiche sono piuttosto secondarie. Secondarie.. cosa vuol dire, secondarie a cosa? Il mio bambino, il secondogenito è già stato fermata un anno in terza elementare.. disturbo dell’attenzione, iperattività, disturbo dell’apprendimento, disturbo d’ansia, aggressività e qualcos’altro ancora, questo dicono le carte. E’ piccino il mio bimbo, sembra più piccolo dei suoi anni, è taciturno e schivo ma arguto e intelligente.. forse tutto questo dipende dalla sua primissima infanzia segnata dalle liti violente e frequenti tra me e suo padre cominciate proprio con la sua nascita.

Ricordi di infanzia..

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Ricordi di infanzia..

Il primo ricordo che ho della mia infanzia riguarda un episodio di violenza “assistita”, o più semplicemente mio padre che picchia mia madre davanti a me, una bambina di quattro anni o poco più. Questi episodi di violenza fisica erano tuttavia rari, la violenza che per anni ho vissuto era di natura diversa , era fatta di urla e scenate, accompagnate da un costante clima di tensione che si respirava in casa.
Non se ne parlava, non se ne poteva parlare, si faceva finta di nulla e dopo ogni episodio tutto tornava come prima, come se nulla fosse successo.
Eppure qualcosa succedeva: dentro di me crescevano le ansie e le paure, paure riguardanti l’incolumità di mia madre, non la mia, io non ero mai oggetto delle sue “esplosioni”.

Amori violenti

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Amori violenti

Amori violenti, non posso dire che questa definizione mi sia del tutto chiara, sino a qualche tempo fa avrei parlato di amori e basta, sino al giorno in cui mia moglie è finita in ospedale..Un incidente, non volevo, ho solo spinto la porta che lei voleva chiudere perchè non entrassi, ho spinto troppo forte, le è sbattuta sulla fronte. In realtà ha avuto solo un paio di punti ma dalla testa si sa, si perde molto sangue, così l’entrata di casa sembrava un mattatoio. Forse è questo che ha spaventato mia figlia, la vista di quel sangue, dal giorno dopo prese a balbettare ma poi nel giro di qualche giorno ha smesso. In ospedale mia moglie ha detto di un incidente contro la porta, omettendo che dall’altro lato vi fossi stato io.
Mio suocero ha voluto comunque che mia moglie dall’ospedale tornasse a casa sua, la bambina era già lì con la nonna venuta in nostro aiuto perchè potessimo andare in ospedale. E’ stato nello sguardo così duro di quell’uomo che ho capito che forse avevo oltrepassato il segno, nel suo impedirmi di vederle per giorni altrimenti a suo dire, avrebbe raccontato lui ai carabinieri la vera dinamica dell’incidente.