Dislessia, Didattica e Nuove Linee Guida: Parliamone con Dario Ianes – Potenza

Written by Antonella Amodio. Posted in DSA

locandinaIanes

Intervento

Avevo concordato il mio intervento di stasera con Dario che voleva dessi un idea del mondo dys visto dal di dentro, come psicologa dislessica che ogni giorno incontra tanti ragazzi dislessici come  lei. Il titolo lo ha pensato Marcella, lei è un genio della comunicazione, aveva immaginato di far andare sullo schermo la musica del film ‘incontri ravvicinati del terzo tipo ’ e sulle scene dell’alieno che sbarca avrei dovuto attaccare io…Le ho chiesto se voleva vedermi morta… I dys sono timidi sapete, o forse meglio dire, ogni volta che li si mette al centro, terrorizzati dal timore delle loro solite magre figure, anche quelli che meno lo sembrano. Io sono sempre emozionantissima quando salgo su un palco, stasera poi, fra Ianes e tutti voi ho il cuore in gola, eppure sono qui a parlarvi di noi, ed è per me un opportunità grandissima, trasformare la propria difficoltà in una risorsa per gli altri resta sempre una grande opportunità per un essere umano, grazie davvero…Consentitemi così di ringraziare Dario Ianes per essere qui oggi, tutte le istituzioni che sono con noi, dall’assessore Martorano al consigliere Pittella sempre così presenti e sensibili a questa tematica, al presidente Folino che ha voluto sostenere questo incontro, al governatore della Basilicata, Vito Defilippo. E’ importante in un momento come questo in cui, mai come ora, la politica pare slegata dai cittadini, che essi possano invece sentire vicini i loro rappresentanti, attenti ai loro problemi.. Ancora il mio grazie al magnifico rettore Fiorentino e a tutti i dirigenti scolastici, in particolare alla mia, Camilla Schiavo che mi sopporta pazientemente dandomi la possibilità di conciliare la scuola con i miei mille impegni rispetto alla dislessia..Alla dirigente Colicelli, responsabile del nostro Osservatorio Regionale che mi ha dato un paio di lezioni che non dimenticherò, a tutti i componenti dell’Osservatorio tra cui la Moscato oggi qui in rappresentanza del Miur, ma soprattutto a tutti voi che con la vostra presenza così numerosa oggi mostrate quanto in realtà ci stiano a cuore i nostri ragazzi.

Credo che in realtà vi sia ancora tanto bisogno di parlare di questa problematica, affinché realmente possa essere interiorizzata, a volte ne parliamo, ne parliamo ma senza nessuna reale consapevolezza.. Giorni fa ho provato il test selettivo per D.S., forse tra noi stasera vi è più di qualcuno che lo ha fatto, così sa di che parlo… Dunque, vi erano molte domande sui DSA, parevano fatte da qualcuno che ne capisse…ma se questo qualcuno solo avesse interiorizzato realmente ciò di cui parlava, forse, pensando che l’incidenza di tale fenomeno è stimata intorno al 5%  dell’intera popolazione e che la maggior parte dei dislessici adulti non ne è consapevole o comunque non ha una certificazione valida in quanto nel nostro intero Paese attualmente vi è solo un centro pubblico che ne emette, forse non avrebbe somministrato un test sì fatto! Io sono discalculica, non vi dico la difficoltà, leggi sul foglio delle tracce il numero del quesito ed il numero corrispondente tra parentesi, trova il numero sul librone, rivai al numero relativo a quella domanda però questa volta sul foglio delle risposte e annerisci a, b, c o d…. Lo sanno che un discalculico come me a volte inverte i numeri? Che in presenza di più cifre devo contarle e vedere dove va il puntino per poterle leggere? Che faccio fatica a distinguere tra  5600, 5006 o 506 e che ho qualche difficoltà ad orientarmi sul foglio?

Mentre comunque ci  provavo, pensavo: va bè, ditemelo chiaramente che mi odiate.. Ho compensato, ho tre lauree ma sta roba davvero è troppo per me!

Tutti quelli che l’hanno provato hanno poi verificato l’esattezza delle risposte, tutti tranne me, se solo rivedevo quei numeri vomitavo!

Consentitemi, è un po’ come quando mi sento ripetere da alcuni insegnanti ‘va bè, è dislessico ma se almeno stesse attento..’.

Non è colpa di nessuno, è che questo è il disturbo invisibile..

Ricordo  una delle prime volte che affrontavo il pubblico,  alla Cattolica di Milano, in occasione della presentazione del mio libro. Ero con Giacomo Stella. Con la sua verve di brillante oratore scherzava con i presenti, mostrando me e dicendo loro: ‘ vedete è dislessica e non si vede niente!’ Ovviamente voleva sottolineare una delle peculiarità di questo disturbo, il suo essere invisibile e perciò stesso misconosciuto. Sorrisi e pensai che, tanto per cambiare, ero qualcosa che non sembrava.. Sapete da ragazzina giravo spesso per l’Italia e al solito, dopo avermi chiesto da dove venivo e dopo aver faticato sempre tanto dall’individuare Potenza da Cosenza e la Basilicata dal resto del mondo ( sarebbero passati ancora alcuni anni dal terremoto e ancor di più da Woodcock ) immancabilmente i miei interlocutori se ne uscivano con quello che a loro doveva sembrare un complimento: ‘non l’avrei mai detto, non si vede affatto che sei del sud!’ Li odiavo, cosa mai pensavano dovesse essere un lucano, una sorta di troll? Avrei dunque dovuto essere felice di non sembrare quello che ero?

L’anno scorso dopo una delle mie conferenze sui DSA in uno dei nostri paesi, una mamma mi si è avvicinata per confidarmi che il figlio dislessico si era diplomato quell’anno, ci erano riusciti senza che nessuno sapesse…

Le sorrisi annuendo a rassicurarla ovviamente, ormai era fatta.. ma dentro avrei voluto gridare, cosa diamine era stato insegnato a quel ragazzo? Lui era qualcosa di cui vergognarsi, era qualcosa da tenere nascosto.. come avrebbe potuto andare sicuro di sé nella vita?  Signori da sempre la tecnica dei predatori è isolare la preda dal branco, tra gli uomini il segreto, la vergogna, diventa la tecnica equivalente per isolarci dalla comunità, infragilirci e renderci facili prede del disagio psicologico.

Il disagio si nutre della solitudine, del percepirsi soli in mezzo a tanta gente che non ci capisce, a cui nascondere il nostro segreto… se questo è vero per ogni tipo di disagio psicologico, è ancor più facile che avvenga per questo ‘ disagio invisibile ’ e perciò facilmente non riconosciuto . Deriso spesso dai compagni, in alcuni casi tormentato dagli insegnanti, punito talvolta dai genitori e sempre, sempre incompreso, prima di tutto da se stesso, il ragazzo dys prende ben presto ad essere caratterizzato da un quadro psicologico che spesso  diviene più severo dello stesso disturbo in sé.

Purtroppo a studio ho modo di vederne tanti, tutti con l’identica ferita, la riconosco bene io, è la mia…

Nel film Stelle sulla terra che spesso commento con i ragazzi delle scuole dopo che ne hanno preso visione, si racconta di una storia che ogni volta mi stringe il cuore.. racconta che nelle isole Salomone per abbattere una pianta non si usi la sega, sembra che  gli abitanti piuttosto la circondino e prendano ad insultarla e a maledirla e questa, dopo pochi giorni, secchi e muoia..

Di qui il desiderio di far qualcosa anche perché questi ragazzi prendessero a sentirsi meno soli, meno incompresi ed ho cominciato ad accarezzare l’idea di creare un gruppo. Ne lanciai la proposta a novembre dell’anno scorso in un incontro dal titolo ‘non siamo asini, non siamo stupidi siamo dys!’ Poi una mia allieva logopedista, Ausilia, pensò di fare una tesi sperimentale sulla possibilità di aumentare la stima di sé, così carente in questi ragazzi, attraverso una tecnica psicocorporea e decidemmo di organizzare degli incontri di biodanza, sistema ideato da Rolando Toro, in cui tra l’altro sono specializzata, con i ragazzi dislessici che volessero parteciparvi.

Nel primo incontro abbiamo somministrato loro alcuni test per valutarne la stima di sé, nell’ultimo faremo un retest per quantificare i cambiamenti ottenuti e quindi un confronto sui loro risultati scolastici per verificarne la ricaduta sul rendimento nello studio.. La ricerca attualmente sta ancora proseguendo per tanto non siamo in grado di fornirvi i dati ma gli effetti sono stati evidenti già subito dai primi incontri, li facciamo a casa di mia madre, nel suo grande terrazzo coperto, io preparo sempre per loro rotoli di nutella e altre leccornie perché sia sempre una vera festa. Vorrei mostrarvene alcune immagini….(filmato)

I risultati più grandi per me sono stati vedere alcuni di loro prima schivi e silenziosi, restii ad entrare nel cerchio, infine partecipare gioiosi. Dopo i primi incontri, la sorellina di uno di loro ha persino detto alla mamma ‘possibile io non abbia proprio nessun disturbo?’ Ovviamente ora fa parte del gruppo!

C’è una cosa con cui vorrei concludere, esula un po’ dalla dislessia nello specifico.

E’ un qualcosa che ho  riscontrato nella mia pratica analitica, comune alla maggior parte dei disagi, la paura, se non il vero terrore, di commettere errori.

Sanzionare con veemenza  l’errore induce l’individuo a non commetterne, sino ad immobilizzarlo…chi non sbaglia, non fa.. così come induce ad un senso di colpa all’infinito per averne commessi.. Finiamo in questo modo con il ritrovarci di fronte ad individui incapaci di compiere scelte, di assumersi responsabilità, di decidere della propria vita, in uno, di essere felici. L’importante è l’onestà intellettuale, il senso etico del nostro agire, la nostra spinta euristica, è questo che andrebbe insegnato, non a non commettere errori… Popper ci ha mostrato, rovesciando l’apparente evidenza secondo la quale la teoria scientifica sarebbe portatrice di certezza, che è proprio  l’errore, il “fallibilismo,  la caratteristica peculiare della scientificità di una teoria. Solo se fallibile essa non è un dogma.

La sua epistemologia falsificazionista si basa su una teoria della conoscenza contraria all’induzione e a ogni processo cognitivo basato sull’apprendimento per ripetizione ed enumerazione. Il fondamento alla base del suo pensiero consiste proprio nell’affermazione che il processo conoscitivo per prova ed errore, tipico della scienza, non sia altro che la formalizzazione metodologica di quella che è l’interazione cognitiva fra individuo e ambiente nell’esperienza quotidiana. Il procedimento per congetture e confutazioni (prove ed errori) consiste dunque, sulla base di alcune regolarità riscontrate, nell’audace formulazione di teorie, nel tentativo di mostrare che tali teorie sono erronee , nella loro provvisoria accettazione sin che i nostri sforzi critici non hanno successo. Così l’atteggiamento critico, quello di chi è disponibile a modificare le proprie convinzioni, l’unico a contraddistinguere il pensiero scientifico, non può temere l’errore, deve ricercarlo! L’errore va sottolineato ma come opportunità per modificare strategie e, se è necessario obbiettivi, non per essere sanzionato. Tempi più lunghi, quali anche ripetere un anno, percorsi alternativi, modificare l’ipotesi, rimodulare la domanda, vagliare le variabili , ricercare mezzi e  obbiettivi più consoni ai propri stili cognitivi non sono sanzioni ma opportunità.

Colombo non scoprì l’America  per errore? La penicillina, non fu forse un errore?

La diversità è ricchezza, l’uniformità appiattimento. Di questi giorni il ricordo di Steve Jobs e del suo memorabile discorso all’università di Stanford, forse alcuni non lo sanno ma, accidentalmente, era un dislessico..

Vorrei riportarne alcune parole ‘…Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me… tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere… mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita…

E’sin troppo facile confondere i piani dell’essere, del fare o dell’ avere.. sin troppo facile passare dal commettere un errore ad essere un errore, un asino..  così finiamo col perdere l’essere nel fare, col fare senza essere..

Non è così signori, io posso avere, fare, ma ciò che sono, resta un essere umano ed il mio resta un  cammino per prove ed errori dove gli errori non sono sconfitte ma gradini verso la conoscenza, opportunità… Questo vale per tutti, tanto per i nostri alunni quanto per noi docenti, se oggi siamo arrivati a questa legge è grazie agli errori commessi ed alla nostra capacità di metterli in discussione, non di negarli… perché per nessuno apprendere sia mai più un tormento, una punizione, ma resti per tutti un’opportunità…

Signori noi siamo degli educatori, non possiamo permetterci di tirare su generazioni di cuori pavidi ai quali poi rimproveriamo di non avere mordente nelle cose.. Basta con questo senso di colpa che infiacchisce gli animi, spezza le volontà, tanto signori chi non è incline ad avere scrupoli non ne avrà in tutti i casi mentre la maggior parte ne resterà schiacciato e sarà facile preda di quanti non ne hanno. Consentitemi di citare Borges in Caino ed Abele..‘ il castigo dura sin che dura la colpa ’ il senso di colpa farà si che inconsapevolmente ci si castighi per tutta la vita per la sola colpa di esserci così come si è….Signori un elefante ferito nella Jungla non potrà che fare casini, che infliggere la stessa ferita a quanti lo circondano. Basta con questa ansia da prestazione, con questa competizione ad oltranza che ci fa perdere in funzione di chissà quali mete il piacere dei nostri atti quotidiani, quelli che insieme fanno la nostra intera vita, il dio delle piccole cose… Solo pochi arriveranno agli apici, il resto sarà sbandato, frustrato, rabbioso e insoddisfatto… come Erman Hesse ci dice,  il nostro primo, preciso dovere, è essere felici. Un ragazzo che a quattordici anni si toglie la vita per un 4 in matematica, come è successo giorni fa, è un nostro fallimento totale. Noi dobbiamo farne prima di tutto dei guerrieri, dei giovani leoni, dobbiamo insegnargli ad essere etici essendolo a nostra volta, ma poi ad andare nel mondo e prendersi ciò che vogliono senza tema di sbagliare. Dobbiamo insegnar loro ad aver fiducia nella vita e questa non  può esserci senza fiducia in se stessi, sentendosi sbagliati, colpevoli, non accettandosi, fingendo di essere altro da quello che si è. Ognuno di noi è speciale, unico e irripetibile solo quando è ciò che è, orgoglioso di esserlo, anche per questo stasera il mio ringraziamento a Dario Ianes,  per antonomasia il pedagogista dell’essere speciali!

Antonella Amodio

 

 

 

 

 

Trackback dal tuo sito.

Antonella Amodio

Antonella Amodio

Presidente

Francesca Antonella Amodio, per tutti Antonella, presidente di Yin-sieme. Docente, pedagogista, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo bioenergetico, biodanzante. Formatrice nazionale DSA, da brava dislessica, ideatrice e conduttrice delle ‘feste dys’ di cui sono ovviamente a tutti gli effetti il capo.
Autrice de ‘Il laribinto, il mio viaggio nella dislessia’ e del romanzo ‘Lo zoo del piano di sopra.. quando al piano di sotto l’amore fa male , adoro scrivere. Istruttrice di nuoto, molti gli sport praticati, amo tutto quello che ha a che fare con la corporeità così come con la spiritualità, pratico meditazione e sono stata più volte in India per questo, ho il secondo livello di Reiki, sono vegana, rispetto e onoro ogni religione e credo in quella dell’essere umano. Da quando un anziano monaco m’ha detto che il mio sorriso è il sorriso di Dio, ho realizzato che è vero, quello di ognuno lo è, così ho pensato che il Paradiso sarà qui, quando ogni essere al mondo sorriderà e…io voglio essere in Paradisoooo!

Lascia un commento