Il Cinema dell’Ecologia

Written by Antonella Amodio. Posted in Occhi sul mondo

Ieri sera si è conclusa  Oasi Cinema · Il Cinema dell’Ecologia, la rassegna che ha promosso i dieci anni di attività della Cooperativa NovaTerra presso la Riserva regionale Oasi WWF Lago Pantano di Pignola in collaborazione con Basilicata cinema.

La bella iniziativa che ha visto seguire agli aperitivi a km 0 (a base di prodotti tipici lucani) la proiezione di tre interessantissimi film, ieri sera ha proposto la proiezione del documentario TRASHED, un film di Candida Brady  con Jeremy Irons .

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Che dire.. tutto noto ma vedere fermato in immagini la catastrofe ecologica che stiamo operando su questo pianeta è stato scioccante. Iniziative come questa, volte alla presa di consapevolezza individuale di ciascuno di noi, quale abitante di questa terra, è a mio avviso, l’unica operazione possibile per risvegliare coscienze da troppo tempo e da troppi interessi di potere economico addormentate. Come dire, come far interiorizzare, che la società siamo noi, ognuno di noi? Che non siamo inerti numeri come vogliono farci credere ma che invece abbiamo un ruolo da protagonisti in tutto questo? L’esempio mostrato nel documentario di una famiglia che segue la politica di zero rifiuti e che in un intero anno ha prodotto un solo sacchetto di rifiuti da consegnare agli inceneritori, dovrebbe farci capire che è possibile, che se solo lo facessimo tutti noi, smetteremmo di essere sommersi dai nostri stessi rifiuti. Perché sconvolgerci di fronte ai residui tossici nucleari, ad un oscura manovra militare nella notte a Rotondella e non di fronte a quello che avviene tutti i giorni, alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti? I nostri rifiuti non sono meno tossici, stanno avvelenando il nostro mondo e siamo noi a produrli..

Le immagini di feti deformi, di bambini costretti ad una non vita a causa di gravi malformazioni conseguenza di miasmi in tutto simili a quelli rintracciabili vicino ai luoghi di smaltimento dei rifiuti, dovrebbe farci riflettere, è solo una questione di tempo, se non arrestiamo questo processo, primo o poi toccherà a noi ed invero già tocca a noi, quei piccoli siamo noi.. Quello che sempre mi sconvolge è vedere la ristrettezza del nostro campo di immagine, la non capacità di vedere il disegno globale, tutti tesi al raggiungimento di micro obiettivi, ovviamente con una ricaduta nell’immediato che pare venir incontro ai nostri interessi personali, ci perdiamo il quadro generale, a che serve vincere le battaglie se perderemo la guerra?

Che mondo stiamo consegnando ai nostri figli? Vorrei riportarvi uno stralcio di quanto scritto  nell’opuscolo ‘il terzo millennio, l’era del femminile’ consultabile gratuitamente su questo sito tra i nostri libri di cui vi inviterei alla lettura, quest’anno alcune scuole lo hanno adottato come testo di studio..

‘…Il puro cielo ama violare la terra,
e l’amore per le nozze afferra la terra,
la pioggia scrosciando dal cielo impregna la
terra, e questa genera ai mortali
le pasture dei greggi e la vita di Demetra
e il frutto degli alberi.
Dalle umide nozze
Si compie tutto ciò che esiste.’

Ho preso così a riflettere sulla letteratura classica, pagana…sul pensiero panteistico, animistico, quello ai nostri occhi bambino, quello che vede ogni cosa animata. Eppure quando agli occhi degli uomini questo pianeta ha smesso di essere Demetra, quando i suoi frutti, tutti, hanno smesso di essere un atto d’amore tra terra e cielo ed essa è divenuta solo una cosa, ha perso ogni sacralità.
L’uomo l’ha profanata, usata, sfruttata, come fosse un oggetto, non avesse né anima o cuore né vita…E’ difficile stabilire se ne abbia o meno, per molti ne ha avuto, anche dopo l’avvento del cristianesimo, il cantico delle creature resta forse per noi una delle più belle espressioni di questa visione proprio all’interno di questo approccio monoteistico.
Solo voglio sottolineare la necessità che in questi tempi l’uomo riscopra il valore, la sacralità della vita umana, della sua stessa vita.
Ogni comunicazione è composta da due parti, una esplicita ed una implicita. Sin troppo chiaro che a far veramente presa sulla coscienza sarà il non detto, il non esplicitato ma lasciato trasparire in una sorta di comunicazione non verbale, molto più antica e molto più diffusa in tutto il mondo animale della stessa parola.
Ecco che il come diviene importante quanto il cosa, ecco la forma informare il contenuto. Non saranno tanto le parole a conincerci di qualcosa quanto il fare che vi è dietro, ciò che ad esso è implicito.
In una società all’insegna dell’efficienza e dell’efficacia, denominatori delle relazioni costo/benefici, impegno di risorse/guadagni, tutto questo è ignorato e, paradossalmente, non considerato come costo in questo rapporto. Ma è proprio l’invisibile agli occhi che è più pregnante alla coscienza, questa la base dei messaggi subliminali, messaggi che dribblano la consapevolezza e si scrivono direttamente dentro guidando il nostro agire.
Se il nostro tempo, che altro non è che la nostra vita, è solo in rapporto a ciò che produciamo, ciò che ai nostri occhi poco produce, poco varrà.
Peccato che è la gratuità che rende felici, come nel gioco, come nel dare o nell’amare…questo è l’incanto, per definizione gratuito, la vita è sacra solo se rispettata nel suo essere, non nel suo produrre.
Che sacralità della vita sottende l’inchiodare, il debeccare delle galline per renderle a dispetto di tanto dolore semplici macchine da produzione di uova? Sarà anche solo animale, ma è vita, la stessa che invano l’uomo vorrebbe riprodurre in provetta.
Il non farlo direttamente ma solo usufruirne, ci rende inconsapevoli ma non estranei, basterebbe non utilizzarli, spendere magari un po’ di più ma scegliere prodotti che seguano una linea più etica, più rispettosa della vita, se non li acquistassimo, smetterebbero di esistere…noi abbiamo una voce signori, basterebbe farla sentire…ed ancora non sono le parole  ma le azioni, le cose si fanno facendole…
Pare che il cervello funzioni come un sistema binario, acceso-spento, c’è-non c’è.
La vita o è sacra o non lo è, e tutto il nostro fare, mi spiace, ma a dispetto di ogni dire, è orientato sul suo non esserlo. E non certo e non solo per delle galline o per dei  tessuti filati da piccole mani abusate che non conoscono il gioco, purtroppo sacrifichiamo continuamente ben altro in nome della produttività…
Purtroppo lentamente, senza quasi avvedercene, abbiamo perso il contatto, abbiamo sganciato l’essere dal fare, facciamo dunque senza essere…
So bene che in una società come quella di oggi sarebbe impensabile un contatto continuo e diretto tra il pensiero e l’azione, tra corpo e emozione, ma resta fondamentale riconoscere l’importanza di questa relazione, spingere l’individuo, laddove è possibile, a ricercarla come valore in tutto ciò che fa. . .il dio delle piccole cose.
Le grandi cose sono eclatanti ma rare e non riempiono una vita, sono le piccole cose, quelle della quotidianità che invece lo fanno, sono i gesti consueti, umili che parlano di noi, del nostro amore per la vita e per chi ci circonda.
Solo il recuperarne il valore ci consentirà di uscire da quell’alienazione di chi prende a sentirsi distaccato e distante da ciò che fa e dal mondo che lo circonda.
Fondamentale dunque ricostituire un’unità, una continuità tra pensiero, creatività, manualità e materia azzerando una distanza che a volte è tale da far perdere il nesso, la relazione tra
chi progetta, i suoi luoghi, che sono sempre luoghi dell’anima, quelli delle proprie radici e chi invece poi realizza in momenti e luoghi distanti e separati.
Indispensabile oggi capire la necessità di riscoprire il valore dell’unità che sempre esiste quando consumiamo qualcosa pur se la distanza tra i momenti del progettare, del fare e del consumare ci far percepire estranei, vuol dire consapevolezza, scelta, la sola che ci restituisce il nostro potere personale. Non semplici fruitori dunque, ignavi consumatori che pure, senza scegliere determinano il mercato ma soggetti che scegliendo consapevolmente, agiscono attivamente in questo processo.
La scelta è il dono di Dio agli uomini, il libero arbitrio…la scelta è la sola che ci consente di esercitare la nostra umanità, il segreto contro l’alienazione, ciò che ci permette di non sentirci vittime di un sistema ma artefici della nostra vita. Ecco che una politica volta al recupero di questa unità, perlomeno nella consapevolezza, diviene un atto di grossa crescita..
Sarebbe impensabile che la terra torni per noi ad essere Demetra, ma necessario che se ne recuperi la sacralità, necessario ristabilire quel filo che a lei ci lega, che ci rende consapevoli che essa ci appartiene e che ad essa apparteniamo…’
Il processo è identico nella questione rifiuti, la distanza costruita tra i rifiuti che produciamo ed i luoghi del loro smaltimento ce li fa percepire lontani, quasi non ci appartenessero, quasi non fossimo noi a produrli, ci impedisce di renderci conto che siamo noi i reali responsabili di questa catastrofe ecologica..

Non si possono staccare quei fili che legano il cuore dell’uomo al cuore del mondo. L’incanto ha i suoi tempi, tempi lunghi affinché l’incantesimo avvenga, le sue formule hanno un ritmo preciso, quello del mare, dei giorni, delle stagioni…

Senza l’incanto non può esservi alcuna fascinazione e la morte del fascino è sempre un po’ la morte dell’anima. La vita è una trama, da sempre tessuta per noi dalle Parche, è quel filo d’Arianna che al fine svelerà il labirinto, è un arazzo, un mandala, intessuto, disegnato dallo scorrere lento del nostro tempo… Se esso prenderà ad andare veloce, veloce, senza più accordare il proprio respiro a quello del mondo, ecco il filo staccarsi, ecco quell’ anima alla deriva… potrà al fine, libera da legacci, andar più veloce, ma dove? Sono quei legacci a formare la rete, un ordito tessuto a trame un po’ larghe, una sorta di canovaccio che tutto contiene, non solo gli esseri umani ma l’ intero sistema…..

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Antonella Amodio

Antonella Amodio

Presidente

Francesca Antonella Amodio, per tutti Antonella, presidente di Yin-sieme. Docente, pedagogista, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo bioenergetico, biodanzante. Formatrice nazionale DSA, da brava dislessica, ideatrice e conduttrice delle ‘feste dys’ di cui sono ovviamente a tutti gli effetti il capo.
Autrice de ‘Il laribinto, il mio viaggio nella dislessia’ e del romanzo ‘Lo zoo del piano di sopra.. quando al piano di sotto l’amore fa male , adoro scrivere. Istruttrice di nuoto, molti gli sport praticati, amo tutto quello che ha a che fare con la corporeità così come con la spiritualità, pratico meditazione e sono stata più volte in India per questo, ho il secondo livello di Reiki, sono vegana, rispetto e onoro ogni religione e credo in quella dell’essere umano. Da quando un anziano monaco m’ha detto che il mio sorriso è il sorriso di Dio, ho realizzato che è vero, quello di ognuno lo è, così ho pensato che il Paradiso sarà qui, quando ogni essere al mondo sorriderà e…io voglio essere in Paradisoooo!

Commenti (2)

  • Rossella Grenci

    Rossella Grenci

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    […] condivido con voi parte di una riflessione fatta dall’amica Antonella Amodio sul sito della nostra Associazione Yin-sieme. La riflessione nasce dopo aver visto il film documentario Trashed, ma sono rilfessioni che vanno […]
    continua

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  • Gabriele Di Stasio

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    Una riflessione profonda che va al di la dei “semplici” rifiuti e ci riavvicina alla grande madre anche attraverso il cinema. Complimenti!

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