Il ricatto affettivo

Written by Antonella Amodio. Posted in Vita e Psiche

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Molti gli interventi giunti sul ‘senso di colpa’, molti in privato piuttosto che sulla rubrica, ho risposto anche a quelli ma, esporli sulla rubrica, seppure in forma anonima, ha un senso più alto, un po’ quello di trasformare la nostra ferita in risorsa per gli altri.. Quello che vorrei aggiungere rispetto all’argomento trattato la scorsa volta, è che spesso, come si evince dalle vostre domande, molto fa la nostra società e la nostra cultura, per inculcare e rafforzare in noi, sin da bambini, il senso di colpa.
Il sentimento di colpevolezza nasce infatti dal nostro “giudice interiore” che ci mette di fronte agli insegnamenti ricevuti, dalla famiglia, dalla religione e dalla regole sociali: può bastare anche solo aver pensato di violare una “regola”, per vivere una sensazione di disagio e spesso ci si convince di dover pagare un prezzo per avere osato desiderare qualcosa di vietato. Il bambino impara molto presto a sentirsi in colpa per non aver soddisfatto le aspettative degli altri e, nella sua onnipotenza infantile, può accadere che si senta colpevole anche di eventuali divorzi, malattie o sofferenze dei genitori. Prende così a percepirsi responsabile di ogni evento negativo, come se effettivamente tutto ciò che è in qualche modo doloroso, fosse, per qualche ragione, colpa sua. Percepirsi “colpevoli” può creare in qualche modo la paura dell’abbandono, il timore di perdere l’ amore o l’approvazione degli altri. Paura che induce a temere la possibilità di uscire dal coro e a rimanere invece fedeli al gruppo a costo di rinunciare a se stessi e alla propria vera identità. Crescere vuol dire anche sapersi liberare dai condizionamenti e dalla paura di infrangere imposizioni e regole, saper adottare un comportamento che non comporti la rinuncia del proprio sé pur nel rispetto dell’altro. Tutto questo apre un altro grande capitolo, quello del ricatto affettivo..
Spesso sono proprio i genitori, e comunque gli adulti di riferimento che allevano i giovani, a far leva sul senso di colpa così che, una volta adulti e apparentemente indipendenti, essi rispondano positivamente a queste sollecitazioni. Alcuni genitori sono esperti nella tecnica del ricatto affettivo per poter ottenere dai figli quello che vogliono, niente può far più male che frasi del tipo ‘ se farai questo, farai piangere la mamma/ il papà ’ o peggio, ‘se lo farai la mamma/il papà non ti potrà più voler bene ’..”ci deluderesti”, “ci daresti un grosso dolore” e così via.. riuscendo a trasformare la percezione di sé di un figlio, in quella di un “bambino cattivo”. L’operazione più difficile per un figlio diverrà quella di comprendere profondamente, dove per profondamente non si intende con la ragione ma con il sentire di ‘aver diritto di’ , che sono i propri affetti ad attivare una manipolazione e non lui ad avere torto. Spesso il risultato di tutto ciò sarà qualcuno che per timore di far male ne farà ben di più, a se stesso e agli altri. Molto altro potremo dire sul ricatto affettivo, ancora, anche questa volta, mi piacerebbe emergesse dai vostri vissuti per esaminare la prossima volta, rispondendo ai vostri interventi, questa tematica nelle sue molteplici sfaccettature

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Antonella Amodio

Antonella Amodio

Presidente

Francesca Antonella Amodio, per tutti Antonella, presidente di Yin-sieme. Docente, pedagogista, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo bioenergetico, biodanzante. Formatrice nazionale DSA, da brava dislessica, ideatrice e conduttrice delle ‘feste dys’ di cui sono ovviamente a tutti gli effetti il capo.
Autrice de ‘Il laribinto, il mio viaggio nella dislessia’ e del romanzo ‘Lo zoo del piano di sopra.. quando al piano di sotto l’amore fa male , adoro scrivere. Istruttrice di nuoto, molti gli sport praticati, amo tutto quello che ha a che fare con la corporeità così come con la spiritualità, pratico meditazione e sono stata più volte in India per questo, ho il secondo livello di Reiki, sono vegana, rispetto e onoro ogni religione e credo in quella dell’essere umano. Da quando un anziano monaco m’ha detto che il mio sorriso è il sorriso di Dio, ho realizzato che è vero, quello di ognuno lo è, così ho pensato che il Paradiso sarà qui, quando ogni essere al mondo sorriderà e…io voglio essere in Paradisoooo!

Commenti (13)

  • Anonimo

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    conosco quel ricatto affettivo, tu cara antonella hai aperto porte che non sapevo esistessero, e molte volte cercato di proteggere annamaria pikkola, non sempre ci sono riuscita, e spesso lei soffre ed ha ankora tanta paura di soffrire,,, ciao antonella

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    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

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      Mia cara prendere atto delle emozioni più profonde, quelle sottese inconsapevolmente al nostro agire, vuol dire aver comunque messo una distanza tra questi contenuti ed il nostro io, almeno quella che ci consente di vederli, la stessa che non esiste quando siamo strettamente intrecciati ad essi. Sempre succederà di poterci ricascare ma la nuova consapevolezza ci consentirà di elaborarli piuttosto che agirli..

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  • Anonimo

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    L’ho letta, credo che però ci si potrebbe soffermare anche sul ricatto tra i partner nel matrimonio o comunque nelle coppie..

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    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

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      Certo, una volta appresa inconsapevolmente questa modalità, colorerà comunque tutte le nostre relazioni affettive. E’ cosi che useremo l’arma del ricatto affettivo con i partner ma anche con parenti, familiari, amici. Prender atto di questo meccanismo, divenirne consapevoli, significherà evitare di metterlo in atto, tanto quanto di subirlo. La libertà di un individuo passa necessariamente dalla possibilità di scegliere, io ti scelgo, continuamente, come amico, partner o qualsivoglia relazione, non sono costretto dal bisogno o dal ricatto, io ti scelgo, la libera scelta resta alla base di qualsiasi relazione sana..

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  • Anonimo

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    Il ricatto affettivo.. Subdolo e meschino, difficile da dimostrare, ancora più difficile da risolvere.

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    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

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      Certo, il filo è sottile.. distinguere ciò che riteniamo nostra responsabilità da ciò che ci viene fatto credere che lo sia non è cosa facile.. ricordo oggi con un sorriso quando da piccola, ad ogni eventuale mio rifiuto di pietanze, mi veniva ammonito di pensare ai bimbi che morivano di fame nel mondo, quasi il mio non voler che so, i cavoli, fosse responsabile della loro sorte.. il pensiero bambino non è un pensiero adulto in piccolo, si basa su categorie diverse e su un potere di astrazione che ancora è in fieri, sull’ incapacità di cogliere metafore o doppi sensi , su qualcosa che potremmo definire la reificazione delle parole, quello che cioè fa dire ad un bimbo che la parola rinoceronte pesa molto più di quella farfalla.. credo che sul pensiero bambino sarà necessaria una puntata a sé..

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  • Anonimo

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    ..è strano dirlo ma sei l’unica persona con cui riesco a parlare, qui, su queste pagine, dei miei dolori. Non posso raccontarli ad altri, non ai mie figli, devo sostenerli, non farmi sostenere. Non ai miei genitori, sono anziani.. non ai colleghi, amici, non capirebbero, quando l’ho fatto ho avuto indietro solo consigli che sapevano molto più di giudizi..

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    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

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      Sono contenta di poter rappresentare un sostegno qui, su queste pagine.. l’ascolto, il non giudizio è qualcosa di difficile da mettere in pratica, qualcosa a cui non siamo stati educati. Senza volerlo, a volte certi di alleviare il dolore di chi a noi si racconta, tendiamo a minimizzare il suo disagio non capendo che il bisogno dell’altro in quel momento è invece proprio quello di essere creduti nella propria sofferenza, fosse anche rispetto a qualcosa che agli occhi dei più appare un’inezia. Solo sentendosi capiti, accettati, supportati, accolti, si potrà trovare poi da soli la necessaria capacità di ridimensionare gli eventi..

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  • Anonimo

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    il ricatto affettivo è qualcosa che conosco da sempre, da quando piccina non potevo gridare in casa ma in realtà neppure fuori.. papà non sta bene, così lo farai ammalare.. edsararei statativa ea chi amavo, non sarei stata amabilerimevo piccina non potevo gridare..papà non sta bene, così lo farai am ho imparato che se esprimevo le mie emozioni, se mi esprimevo, avrei fatto del male a chi amavo, sarei stata cattiva e non amabile

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    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

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      Qualche errore di battitura o comunque di trascrizione, non mi impedisce certo di comprendere ciò che ci stai dicendo. Anche questa è una situazione più comune di quanto si pensi.. ‘mi/lo farai ammalare..’ con la triste conseguenza di percepirsi responsabile di ogni eventuale malanno fisico possa accadere ai propri riferimenti affettivi e, nella malaugurata ipotesi che un grave accidenti si verifichi realmente, di un senso di colpa ci segnerà per l’intera esistenza

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  • Anonimo

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    Il più capisce il meno.. tu sei più grande, il mio ometto, non gli rispondere.. Ho imparato a tacere, altro che più, muto sono diventato per la paura di non essere all’altezza delle sue aspettative..

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  • Antonella Amodio

    Antonella Amodio

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    ..Il più capisce il meno ..è vero, l’accondiscendenza ‘superiore’ purtroppo spesso diviene la maschera della paura che affermando i propri diritti si disattenda alle aspettative degli altri, sino a non riconoscere più i propri diritti come tali..

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  • Francesca

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    Cara…hai veramente il sorriso di Dio…io sono cattolica…spero di conoscerti.Grazie

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