Insieme in difesa della sacralità della vita – Palazzo San Gervasio

Written by Antonella Amodio. Posted in Occhi sul mondo

Intervento

Di pochi giorni fa le notizie diffuse sulla rete nazionale dell’assoluta inadeguatezza del ricovero offerto a Palazzo San Gervasio agli immigrati giunti alle coste italiane.

A me pare non sia che l’ennesima riprova di soluzioni governative estemporanee, dettate dall’immediatezza dell’emergenza ma non inserite in un piano a lungo termine che si occupi seriamente della risoluzione di un problema annoso.

Ma forse c’è di più, in realtà, da quando i centri di permanenza temporanea (CPT) sono stati trasformati in centri di identificazione ed espulsione (CIE), con  la funzione di consentire accertamenti sull’identità di persone trattenute in vista di una loro espulsione eventuale se non certa,

essi sono divenuti veri e propri lager.

Gli ‘ospiti ’ in realtà si sono trasformati in prigionieri, mai prima di ora nel nostro paese era stata prevista la detenzione di individui se non a seguito di violazioni di norme penali, vero si è che essi vengono ancora definiti eufemisticamente ‘ospiti ’pur essendo nei fatti dei detenuti.

Questa anomalia, oltre alla violazione di norme umanitarie, ha provocato aspre critiche nei confronti di tali strutture.

La relazione del 2003 della Corte dei Conti è stato il primo documento ufficiale a denunciare le condizioni all’interno dei centri, in essa si parla di «programmazione generica e velleitaria», «strutture fatiscenti», «scarsa attenzione ai livelli di sicurezza», «mancata individuazione di livelli minimi delle prestazioni da erogare» mentre nel 2004 una relazione di Medici Senza Frontiere descrive strutture inadeguate a svolgere il loro compito segnalando tra l’altro, un alto tasso di autolesionismo tra gli immigrati trattenuti.

Molte volte essi sono sistemati in container (come succede permanentemente a Torino) e in altri tipi di alloggi inadeguati ad un soggiorno prolungato, esposti a temperature estreme, in condizioni di sovraffollamento come la stessa Amnesty International ha modo di attestare in un suo rapporto in merito.

Il più delle volte, non essendo previste aree separate,  non vi è alcun distinguo tra i richiedenti asilo e gli ex-carcerati facendo così dei  CIE una semplice estensione del sistema carcerario, ciò determina ovviamente non pochi problemi di convivenza tra normali lavoratori irregolari e persone uscite da anni di carcere in cui hanno appreso le regole proprie del paradigma penitenziario. Inoltre,mettendo a contatto persone prive di ogni status giuridico e di ogni assistenza con ambienti che invece possono fornire una possibilità di sopravvivenza, pur se illegale, nei fatti i CIE , invece di diminuire la delinquenza, tendenzialmente la incrementano.

Infine l’assistenza medica nei centri è del tutto inadeguata (inesistenza di assistenza psicologica e psichiatrica, assenza di reparti per categorie vulnerabili, carenza nella gestione di cartelle cliniche e nelle misure per prevenire il diffondersi di epidemie). In particolare risulta molto frequente l’eccessiva prescrizione di sedativi e tranquillanti. Ma gli Italiani sanno davvero quali gravi soprusi si consumano nel nostro Paese a danno degli immigrati che giungono stremati alle nostre coste spinti dalla necessità di sopravvivenza? Ciò che è emerso dal video girato clandestinamente a Palazzo San Gervasio non ci riporta purtroppo notizie dissimili da quelle a noi già rese note dalla stampa. Voglio citare alcuni passi di ‘ Io clandestino a Lampedusa ’di Fabrizio Gatti reporter dell’Espresso, testimone ormai già qualche anno fa, sotto mentite spoglie, delle condizioni limite di uno di questi centri. Ripescato in mare, rinchiuso nel centro di permanenza temporanea di Lampedusa, ha vissuto una settimana con centinaia di immigrati in condizioni disumane, questo il prezzo pagato per assistere in prima fila a umiliazioni, abusi, violenze e a tutto quanto l’Italia ha sempre nascosto alle ispezioni del Parlamento europeo e delle Nazioni Unite. Vorrei che tale lettura potesse farci rendere conto che questo fenomeno non rientra affatto in prese di posizioni di colore politico ma che, ignorando i più elementari diritti umanitari, ci coinvolge tutti come soggetti civili.

’…ha deciso di andare al gabinetto quando è notte. I gabinetti sono un’esperienza indimenticabile. Il prefabbricato che li ospita è diviso in due settori. In uno, otto docce con gli scarichi intasati, quaranta lavandini. E otto turche di cui tre stracolme fino all’orlo di un impasto cremoso: la sorgente dei due rigagnoli. L’altro settore ha cinque water, di cui due senza sciacquone, cinque docce e otto lavandini. Dai rubinetti esce acqua salata. Non ci sono porte, non c’è elettricità, non c’è privacy. Si fa tutto davanti a tutti. Qualcuno si ripara come può con l’asciugamano. E non c’è nemmeno carta igienica: bisogna usare le mani. Lì dentro è meglio andarci di notte perché di giorno il livello dei liquami sul pavimento è più alto dello spessore delle ciabatte e bisognerebbe  affondarci i piedi .…..il 118 risponde gratis. “Ho bisogno di aiuto, sono chiuso in un centro per immigrati e non ci fanno telefonare”, dice in francese, “Devo avvertire la famiglia, per favore, vi do un numero di telefono italiano, chiamate e dite che sono vivo. Vi costa meno di un euro”. Non è uno scherzo: centinaia di papà e figli qui dentro hanno la stessa grave necessità. Ma nessuno è disposto a fare questo favore.  Riprova facendo a caso un po’ di numeri verdi. All’800-400-400 risponde lo sportello di Madre segreta della Provincia di Milano. E’ una giunta di centro-sinistra: magari sono più sensibili ai diritti di un immigrato. Invece dopo mezz’ora di insistenze in inglese, la ragazza al telefono si inventa perfino una legge: “Non posso, la legge sul terrorismo mi vieta di fare questa telefonata”. A nessuno interessano le angosce di questi immigrati chiusi in gabbia …

Se qualcuno mi spiega la differenza di tale trattamento da quello offerto nelle carceri di alcuni paesi medio orientali o sud americani ad alcuni dei nostri incauti e malcapitati ragazzi e di cui in vero inorridiamo…

Parlare dunque di Palazzo San Gervasio non è altro che parlare di tali strutture disseminate in tutta Italia con identici intenti e modalità. Cosa può la nostra regione a fronte di tali palesi intenzioni del  Governo Nazionale? La nostra sezione regionale della CRI, con a capo la dottoressa Annamaria Scalisi, tutte le nostre risorse presenti sul territorio, istituzionali e non, hanno cercato nell’immediato di porre rimedio all’emergenza salvo poi vedersi costrette a sottostare a voleri nazionali. Infatti il 20 Aprile a Palazzo, quello che inizialmente era  un CDA ( centro di accoglienza) viene trasformato in un CIE con impossibilità di libero accesso.

La nostra terra è tra quelle che  in Italia più ha conosciuto l’emigrazione, i nostri nonni, i nostri padri ancora portano i segni di quelle umiliazioni, noi terroni ci rifiutiamo di fare ciò che abbiamo subito e non certo con queste modalità. Quale presidente di un’associazione di promozione sociale e culturale al femminile mi auguro che quanto prima la voce di tutti noi si unisca nell’esprimere il totale dissenso della nostra regione ad ospitare una simile struttura.

Tutto ciò non è lecito, non si può fare, non si può fare mai, a nessuno…

 

Antonella Amodio

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Antonella Amodio

Antonella Amodio

Presidente

Francesca Antonella Amodio, per tutti Antonella, presidente di Yin-sieme. Docente, pedagogista, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo bioenergetico, biodanzante. Formatrice nazionale DSA, da brava dislessica, ideatrice e conduttrice delle ‘feste dys’ di cui sono ovviamente a tutti gli effetti il capo.
Autrice de ‘Il laribinto, il mio viaggio nella dislessia’ e del romanzo ‘Lo zoo del piano di sopra.. quando al piano di sotto l’amore fa male , adoro scrivere. Istruttrice di nuoto, molti gli sport praticati, amo tutto quello che ha a che fare con la corporeità così come con la spiritualità, pratico meditazione e sono stata più volte in India per questo, ho il secondo livello di Reiki, sono vegana, rispetto e onoro ogni religione e credo in quella dell’essere umano. Da quando un anziano monaco m’ha detto che il mio sorriso è il sorriso di Dio, ho realizzato che è vero, quello di ognuno lo è, così ho pensato che il Paradiso sarà qui, quando ogni essere al mondo sorriderà e…io voglio essere in Paradisoooo!

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