La Città Introvabile. Il Sindaco Utopista di Mille Abitanti

Written by Elena Vigilante. Posted in La Città Introvabile

La città Introvabile - Il sindaco utopista di mille abitantiNuova puntata de La città introvabile. Luoghi comuni, consuetudini e vizi di una città che è poi a noi così ignota?

La Città Introvabile. Il Sindaco Utopista di Mille Abitanti

 

Il sindaco aveva trentadue anni, una laurea e la barba folta e nera.
Vestiva come un comunista degli anni Settanta e fumava troppo; ciononostante aveva denti bianchi e forti. Sapeva dipingere, sapeva suonare e aveva una voce di una bellezza singolare. Spendeva denaro in quantità ingenti: offriva sempre e offriva a tutti e anche quando avrebbe potuto rendicontare le spese, dimenticava di farlo.
Il sindaco aveva un progetto per il paese che amministrava e quando ne parlava gli brillavano gli occhi. Non aveva timore di nulla e non ambiva a nulla. Odiava le consorterie, le strade brevi, i rapporti familiari e amicali utilizzati per posizionamenti strategici. Aveva almeno due pregi: era generoso e intelligente; e almeno due difetti: era cocciuto e inconsapevolmente conservatore, di quel conservatorismo tipico di una certa sinistra. Di fronte alle nuove disparità reagiva individuando la soluzione nel mantenimento dei diritti acquisiti, e non si rendeva conto che il disfacimento della normativa vigente altro non era che il segnale inequivocabile della sua insostenibilità, alla luce dei cambiamenti apportati dal sopraggiungere della modernità.
Nel panorama dei sindaci della provincia, dicerto era una figura discordante: non rappresentava nessun gruppo di affari, non faceva affari e non si prodigava affinché tutti pensassero che ne facesse. Viveva del solo stipendio di sindaco e non praticava la professione per timore del conflitto di interessi che ne sarebbe derivato. Rifiutò perfino una allettante proposta di sistemazione lavorativa definitiva.
Guidava un’utilitaria ed era sorprendentemente disinteressato alla ricchezza e al potere, secondo Manuela, a causa dell’amore incondizionato che gli arrivava dalle donne di casa: la madre, la sorella e le zie. Un esercito di donne che viveva per servirlo. Erano capaci di tutto pur di farlo felice: svegliarsi all’alba per preparargli la colazione, sobbarcarsi un viaggio di cinquanta chilometri per stirargli una camicia, cucinare ogni sorta di manicaretto e organizzare feste di piazza con panini farciti, salsicce alla piastra e tutto quanto occorreva. Ricoperto da ogni sorta di attenzione e circondato naturalmente da donne affascinate dalla sua personalità schiva e riservata e dal carattere poliedrico del suo impegno, non si era mai occupato di accrescere le sue ricchezze. Ma in realtà dietro il sindaco vi era una intera famiglia impegnata nel sostegno della realizzazione dei suoi sogni. Un padre e due fratelli che lavoravano incessantemente nella piccola impresa di famiglia, dando un contributo indispensabile per porlo al riparo dalla necessità e dall’urgenza.
Con loro si comportava da vero tiranno, chiedeva senza remore e riceveva senza ringraziare. E qualora costoro ponevano questioni pratiche di ostacoli burocratici incontrati nella realizzazione della produzione, si rifiutava di intervenire. Viveva di idee, di idee e di progetti. La sorella a casa, senza un lavoro, fratelli e padre a spaccarsi la schiena, madre e zie a perenne disposizione e il sindaco impegnato in riunioni fiume. Manuela che gli voleva davvero bene e gli riconosceva una buona cultura e un pensiero vivace e mai banale, provava per lui un sentimento ambivalente. Da una parte, lo stimava. Il rifiuto di asservirsi alle regole non scritte, sicuramente insopportabili ma ampiamente condivise, lo collocava, nel suo immaginario, tra i supereroi. Dall’altra, lo considerava egoista e ingenuo: era partito per la guerra senza munizioni e armi e aveva irresponsabilmente coinvolto nel battaglione soldati sprovvisti di scarpe adatte.
L’incapacità di concretezza rischiava di travolgere l’intera giovanissima squadra di governo del paese che specie nella sua componente femminile cominciava ad avvertire nuove esigenze. Ma il sindaco era fatto così: non accettava compromessi.
La sua elezione e soprattutto la sua rielezione (avvenuta nonostante avesse condotto una guerra senza quartiere, in nome della laicità, contro il progetto di illuminare la montagna sovrastante al suo paese con una gigantesca croce) erano state quasi un miracolo. Non erano di immediata comprensione i meccanismi per cui fosse riuscito ad affermare una leadership in un contesto così refrattario e tradizionalmente asservito ai potentati locali, con cui rifiutava il colloquio. Probabilmente godeva del vantaggio derivatogli dalla litigiosità dei gruppi dominanti: incapaci di trovare un accordo e di acquisire la maggioranza preferivano il male minore. E il sindaco faceva finta di non capire e rimaneva rigidamente ancorato al suo impianto ideologico.
Questa strategia comportò una serie di vantaggi per il paese che velocemente assunse l’aspetto di un borgo straordinariamente intellettuale, ma sembrò non essere sufficiente a garantirgli un’incisività sul territorio di lungo periodo e a dare respiro alla sua proposta. Isolato per scelta e perduto nel sogno di ristrutturazione del mondo finì col non rendersi conto della natura asfittica della sua tattica. Ma lasciava in paese un messaggio importante di primogenitura del progetto rispetto alla gestione, di etica rispetto all’interesse.
Tuttavia, la scarsa sostenibilità della sua strategia ebbe effetti immediati deleteri perché rinsaldò quanti facessero il contrario sulle posizioni di partenza, fornendogli l’alibi dell’impossibilità di un’alternativa. Inoltre, confermò ai coetanei e ai più giovani che si affacciavano alla politica che l’amministrazione della cosa pubblica fruttasse solo attraverso i metodi tradizionali.
Persino Manuela, disgustata dalla cecità del sindaco verso il sacrificio a cui aveva costretto se stesso e i suoi affetti, se ne allontanò preoccupata. Pensò finanche che avesse fatto male a non accettare alleanze con i poteri forti del territorio e a ridurre la sua battaglia a mera testimonianza.
In sostanza, nel breve periodo, il lascito del sindaco si tradusse in una sorta di sconfessione del suo operato. Nella rilettura della vicenda, raccontata da paese in paese, per tutti fu facile individuare la chiave della sconfitta nella rottura con il potere tradizionale. E di questo non vi era da stupirsene : in quei luoghi, in cui da sempre tutto ha origine dal potere, chi lo mette in discussione per assunto non supererà la sfida e pagherà una pena. Ma Loredana, che fino a un certo momento aveva seguito dal di dentro il progetto e aveva partecipato al movimento sorto attorno al giovane sindaco, si poneva altri interrogativi: quanto avevano influito negli esiti della vicenda i contorni fumosi del progetto, i caratteri scarsamente concreti della proposta? Se il sindaco avesse dato risposte efficaci avrebbe avuto un’identica sorte?

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Elena Vigilante

Elena Vigilante

Vicepresidente

Le mie passioni sono difficili da sintetizzare.. vanno dalla storia, specie dell’età contemporanea (anche se ho una curiosità costante verso tutte le forme di ribellismo dell’età moderna e verso la quotidianità del
periodo medievale ), alla letteratura, specie italiana, francese, russa e israeliana agli studi sulle questioni di
genere, al cinema, soprattutto europeo, alla musica classica , essenzialmente Mozart.
Amo l’interazione e in particolare mi piace confrontarmi con le altre culture. Da giovanissima ho partecipato al programma Gioventù della Direzione Generale Istruzione e Cultura della Commissione Europea, come volontaria e ho trascorso sei mesi in un paesino francese lavorando a progetti relativi alle pari opportunità.
Ho studiato all’Università degli Studi di Bologna e ho conseguito il dottorato di ricerca in Storia moderna e contemporanea a Bari. La mia attività di ricerca è relativa soprattutto al periodo fascista; tuttavia negli ultimi anni studio, sempre con maggiore interesse, le politiche di sviluppo industriale del secondo dopoguerra.
Da qualche giorno sono europrogettista!
Nella vita lavoro nella ricerca e nella formazione: fino a dicembre ho tenuto il corso di Storia Economica presso l’Università degli Studi della Basilicata. Ho scritto diversi rapporti sul mercato del lavoro e sul welfare, nell’ambito di plurimi progetti. Da anni sono docente nei corsi di formazione e insegno italiano a ragazzi stranieri

Commenti (2)

  • Franca Crocetto

    Franca Crocetto

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    E’ il mio dubbio! Quale la strada giusta?!

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  • Nicola

    |

    Cara Elena mi riservo di dare un giudizio sul romanzo alla fine, sperando che le puntate non siano interminabili.
    Un abbraccio

    Nicola

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