La Città Introvabile. La dimensione Saint Laurent (Prima Parte)

Written by Elena Vigilante. Posted in La Città Introvabile

La dimensione Saint Laurent 1
Nuova puntata de La città introvabile. Luoghi comuni, consuetudini e vizi di una città che è poi a noi così ignota?

La Città Introvabile.  La dimensione Saint Laurent (Prima Parte)

 

L’estate della città introvabile era generalmente tiepida e quell’anno, eccettuate poche giornate di sudore e alta temperatura, lo era stata più degli altri anni. Viola aveva trascorso la sua estate chiusa nella sua casa di paese, a leggere e a scrivere. La sera, il vociare dei vicini, sulle scale delle loro case, le aveva tenuto compagnia e il giorno aveva preso l’abitudine di estraniarsi da tutto e di vivere quasi un rapporto panico con l’oggetto della sua ricerca. Non vi erano orari, non vi era stanchezza. Ma due soli sentimenti insopportabili entrambi: la passione e la paura. La paura di sempre, quella che da anni le toglieva il respiro, quando meno se lo aspettava, e le strozzava la voce, la paura di non essere in grado, di non possedere il talento necessario per continuare.

Due mesi di solitudine estrema, di contatti diradati e di incontri limitati alla signora delle pulizie che puntuale arrivava e in qualche modo, con i suoi occhi azzurri sgranati, le insegnava la forza e la dignità.

Qualche volta, in piena notte Viola passeggiava nel vicolo di quel centro storico meraviglioso. Era il suo vicolo e nel suo cuore sapeva che non lo avrebbe lasciato mai. Esattamente un anno fa, il 2 settembre 2012, ci  si era trasferita  e da allora non aveva mai mancato di ringraziare l’universo per averglielo fatto ritrovare. La strada di pietra, le porte di legno, il lampione a lanterna, la musica sacra che spesso risuonava nella piazza del grande convento. Ormai ne riconosceva l’odore e nei momenti di sconforto lo ricercava dentro di sé perché sapeva che solo così avrebbe ritrovato la forza.

Senza quel vicolo quei due mesi di estate mancata non sarebbero stati sopportabili, non lo sarebbero state le sue paure. Sull’uscio della sua casa, seduta sulle scale, trovava  una sorta di riconciliazione inspiegabile col significato primordiale dell’esistenza e l’angoscia perdeva di significato. Vi era solo un’altra cosa che con eguale potenza era riuscita in passato a restituirle serenità: il rifugio nel suo mondo francese. Così nei momenti di disorientamento aveva spento ogni contatto con l’esterno, e aveva trascorso intere giornate a leggere, ad ascoltare e a guardare ciò che fosse rigorosamente Francia: Truffaut, Rohmer, Bresson, Jaoui, i fratelli Dardenne, ma anche Kaurismäki e Satrapi, perché questa era la sua Francia: un intero universo a cui veniva data la parola. E non importava se l’incontro scontro, di dieci anni prima, con l’umanità disperata di un paesino fatiscente, gestito dal malaffare, le avesse mostrato tutt’altro. Quel che contava era l’ideal tipo. Ma quella sera nel suo vicolo italiano, Viola particolarmente stanca, attinse, senza rendersene conto, da un’umanità nuova. Un titolo la colpì particolarmente, l’amour fou (l’amore folle) e non badò al sottotitolo Yve Saint Laurent. In realtà non sapeva chi fosse. Per lei, che viveva da sempre senza la televisione, a volte le cose più note e scontate costituivano una scoperta. Avrebbe appreso poco dopo che Yve Saint Laurent era stato tra gli stilisti più noti del ventesimo secolo e per un’ora e mezza si sarebbe immersa nella sua vita grandiosa.

Cosa significa scontrarsi con la “dimensione” Yves Saint Laurent in un vicolo della provincia dell’Italia meridionale?

Significa avvertire in modo profondo l’appartenenza alla periferia. Significa sentire l’impotenza. Significa temere che l’azione, qualsiasi azione, resti inesorabilmente e nonostante l’impegno inazione. (continua)

 

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Elena Vigilante

Elena Vigilante

Vicepresidente

Le mie passioni sono difficili da sintetizzare.. vanno dalla storia, specie dell’età contemporanea (anche se ho una curiosità costante verso tutte le forme di ribellismo dell’età moderna e verso la quotidianità del
periodo medievale ), alla letteratura, specie italiana, francese, russa e israeliana agli studi sulle questioni di
genere, al cinema, soprattutto europeo, alla musica classica , essenzialmente Mozart.
Amo l’interazione e in particolare mi piace confrontarmi con le altre culture. Da giovanissima ho partecipato al programma Gioventù della Direzione Generale Istruzione e Cultura della Commissione Europea, come volontaria e ho trascorso sei mesi in un paesino francese lavorando a progetti relativi alle pari opportunità.
Ho studiato all’Università degli Studi di Bologna e ho conseguito il dottorato di ricerca in Storia moderna e contemporanea a Bari. La mia attività di ricerca è relativa soprattutto al periodo fascista; tuttavia negli ultimi anni studio, sempre con maggiore interesse, le politiche di sviluppo industriale del secondo dopoguerra.
Da qualche giorno sono europrogettista!
Nella vita lavoro nella ricerca e nella formazione: fino a dicembre ho tenuto il corso di Storia Economica presso l’Università degli Studi della Basilicata. Ho scritto diversi rapporti sul mercato del lavoro e sul welfare, nell’ambito di plurimi progetti. Da anni sono docente nei corsi di formazione e insegno italiano a ragazzi stranieri

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