La Città Introvabile. Una Storia di Ordinaria Idiozia

Written by Elena Vigilante. Posted in La Città Introvabile

La città Introvabile - Una storia di ordinaria idioziaNuova puntata de La città introvabile. Luoghi comuni, consuetudini e vizi di una città che è poi a noi così ignota?

La Città Introvabile. Una Storia di Ordinaria Idiozia

 

La vicenda di Daniele divenne nota in piena estate, quando decise di inviare una lettera aperta indirizzata alla brillante direttrice di una testata giornalistica autorevole, la cui redazione accoglieva diversi giovani brillanti.
Ma la sua storia, a chi la avesse ascoltata dalla sua voce, sarebbe stata, forse, maggiormente difficile da dimenticare.
Daniele aveva, infatti, un modo peculiare di raccontarla che lasciava l’interlocutore senza parole. Gli occhi apparivano ghiacciati, il timbro della voce era quasi metallico, il tono pacato, l’ italiano eccellente, il linguaggio fluido. Le descrizioni erano accurate e le riflessioni acute. Ma dal distacco emotivo pareva quasi che Daniele non si riferisse a sé e parlasse di una terza persona, di cui conosceva le vicissitudini, ma di cui non comprendeva le emozioni. Con dovizia di particolari insisteva su episodi specifici. Raccontava di quando l’insegnante, in classe, avesse riprodotto la sua balbuzie per restituirgli un’idea chiara della sua inadeguatezza e goffaggine. Raccontava delle sue giornate trascorse davanti a un pc per evitare di constatare, una volta di più, che la logopedia, a cui da anni si sottoponeva, continuava a rivelarsi inefficace.
Daniele ne ricostruiva le cause. Individuava con lucidità gli episodi che più lo avevano segnato. Ma non raccontava a nessuno che sin da bambino il suo pensiero costante era stato quello di capire come facessero gli altri ad esprimere ad alta voce i propri pensieri, senza che la parola facesse fatica a prendere forma e venire fuori. Come era possibile pronunciare le parole tutte intere, tutto d’un fiato, senza arrestarsi con insistenza per interminabili secondi sulle singole sillabe? Chiudeva gli occhi e si immaginava su un palco impegnato in una arringa fluente e forbita interrotta dagli scroscianti applausi di un pubblico nutrito, tra cui riconosceva la madre e il padre e il corpo docente al completo.
La prospettiva di riscatto gli dava la forza necessaria a tentare e ritentare e a non interrompere le cure logopedistiche a cui da anni si sottoponeva. A conclusione del percorso con uno scioglilingua particolarmente complesso avrebbe tacitato i presenti e rivelato al mondo le sue abilità! E allora con pazienza provava e riprovava continuamente. Ogni momento di solitudine andava sfruttato. Alla presenza degli altri, invece, era preferibile rimanere in silenzio e non esporsi a umiliazioni già subite.
Prima o poi il giorno dello scioglilingua pronunciato alla velocità della luce sarebbe arrivato e con quel giorno l’inizio di una vita finalmente felice. Per ora non restava che esercitarsi con rigore e disciplina, poi i risultati sarebbero arrivati. D’altronde ogni giorno un docente, un compagno di classe o uno degli stessi familiari non trascurava di dirgli che con quel difetto di pronuncia non sarebbe andato da nessuna parte (l’equivalente di dire che il mondo non ha tempo e né voglia di ascoltare qualcuno che impiega circa un minuto per pronunciare ogni singola parola).
L’accanimento diveniva più duro, data la fervida intelligenza che Daniele manifestava. Un interrogativo cominciava ad annidarsi nei suoi interlocutori, per la verità un po’ modesti: chi era davvero Daniele? Un ragazzino difficile, intellettivamente poco dotato, timido e balbuziente (come appariva ogniqualvolta venisse interrogato), o un furbetto che simulava la balbuzie per evitarsi il carico quotidiano dei troppi compiti da fare? (circostanza che pareva confermata dalla sua dimestichezza col computer e dalla sua curiosità fuori luogo che lo spingeva a leggere molti testi extrascolastici).
L’obiettivo costante degli adulti in cui si era imbattuto era rimasto quello di svelare l’arcano e di smascherarlo.
Probabilmente se Daniele fosse stato un povero sfortunato con un severo ritardo mentale, una maniera seppure fittizia per favorire la sua integrazione si sarebbe trovata. Ma il problema risiedeva nell’intelligenza che manifestava, nella caparbietà con cui, lui da sempre attaccato, difendeva il suo punto di vista. «Dovessero credere gli altri che sono davvero cretino? Ora mi impunto e gli spiego chi sono!». Questo pensava.
Così la richiesta dei suoi interlocutori diveniva più esigente. E il nodo rimaneva sempre lo stesso e poteva riassumersi in una considerazione paradossale e certamente ottusa, ma costante: «se sei davvero così intelligente, parla come parlano tutti. Se no rassegnati a rimanere ai margini!»
Daniele, vent’anni, almeno da dieci si sforzava di apprendere l’arte di parlare a una velocità adeguata quando si imbatté in una logopedista speciale che gli propose di incontrare una nota psicoterapeuta della città. La psicoterapeuta affrontò il problema stracciando il paradigma: per andare nel mondo bisognava avere le gambe e non la parola fluida, gli altri si sarebbero adeguati. Quel discorso sul palco si sarebbe dovuto rassegnare a farlo con la balbuzie che da sempre lo affliggeva e avrebbe costatato che gli applausi scroscianti non sarebbero mancati. A chi non comprendeva, non sarebbe restato che rassegnarsi.
Con questa consapevolezza, cominciarono un percorso faticoso e importante di individuazione delle ferite dell’anima.
Il risultato? Daniele in qualche mese cominciò a parlare talmente veloce da non poterci credere. Con un’unica eccezione: i momenti di confronto con chi pretendeva che non balbettasse.
Pensate alla rabbia di uno che sconfigge la balbuzie, ma ne viene assalito nei momenti meno opportuni. Questa, però, è una storia di sempre e di tutti: la tensione, si sa, gioca brutti scherzi.
Ma il problema reale, per gli interlocutori, checché dicessero, restava la caparbietà del ragazzo. Il problema risiedeva nella pretesa della psicoterapeuta di ribaltare un modello di pensiero.
Così la violenza della risposta non tardò a farsi attendere e si palesò nella non ammissione agli esami di maturità, nonostante i miglioramenti registrati, un’unica insufficienza e una serie di incongruenze. Un’associazione intera di professioniste e professoresse lesse le carte. Un avvocato pugliese e un’avvocatessa testarda costruirono un ricorso. Daniele lo firmò e invio anche una lettera ai giornali. Una redattrice intelligente e sensibile segnalò la notizia alla direttrice che diede ampio spazio alla notizia.
Sapevano tutti che non sempre l’evidenza delle prove trova riscontro. D’altronde mille euro (non rimborsabili neanche in caso di vittoria) per indire causa a un ente che ti ha danneggiato costituiscono un chiaro ammonimento. Ma sapevano anche che da sempre il coraggio e la forza di un precedente cambiano il mondo e che tutti assieme lo avrebbero cambiato.

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Elena Vigilante

Elena Vigilante

Vicepresidente

Le mie passioni sono difficili da sintetizzare.. vanno dalla storia, specie dell’età contemporanea (anche se ho una curiosità costante verso tutte le forme di ribellismo dell’età moderna e verso la quotidianità del
periodo medievale ), alla letteratura, specie italiana, francese, russa e israeliana agli studi sulle questioni di
genere, al cinema, soprattutto europeo, alla musica classica , essenzialmente Mozart.
Amo l’interazione e in particolare mi piace confrontarmi con le altre culture. Da giovanissima ho partecipato al programma Gioventù della Direzione Generale Istruzione e Cultura della Commissione Europea, come volontaria e ho trascorso sei mesi in un paesino francese lavorando a progetti relativi alle pari opportunità.
Ho studiato all’Università degli Studi di Bologna e ho conseguito il dottorato di ricerca in Storia moderna e contemporanea a Bari. La mia attività di ricerca è relativa soprattutto al periodo fascista; tuttavia negli ultimi anni studio, sempre con maggiore interesse, le politiche di sviluppo industriale del secondo dopoguerra.
Da qualche giorno sono europrogettista!
Nella vita lavoro nella ricerca e nella formazione: fino a dicembre ho tenuto il corso di Storia Economica presso l’Università degli Studi della Basilicata. Ho scritto diversi rapporti sul mercato del lavoro e sul welfare, nell’ambito di plurimi progetti. Da anni sono docente nei corsi di formazione e insegno italiano a ragazzi stranieri

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