La percezione di sè

Written by Antonella Amodio. Posted in Vita e Psiche

Vita e Psiche banner

Mille le riflessioni che potremmo aprire a partire dai vostri commenti, come sempre ho risposto in privato ad ognuno di voi, ma una riflessione in generale sulla percezione mi piacerebbe farla comunque.. cosa vuol dire oggettivamente?.. come da Treccani: Che vale per tutti i soggetti e non soltanto per uno o per alcuni individui, ed è quindi universale, non condizionato dalla particolarità o variabilità dei punti di vista? Bene, chi lo decide dunque? Da quale punto di vista?. Già nel settecento Kant blaterava qualcosa sull’inconoscibilità dell’oggetto in sé.. non voglio addentrarmi in riflessioni filosofiche anche se è la mia materia preferita, ma non mi pare vi siano aggettivi che possano corrispondere a tale definizione.. Ad ogni modo, altro è essere belli, altro è sentirsi belli, e forse, sopra ogni cosa, piuttosto sarebbe bene essere felici. Ma non può esservi felicità se ci si percepisce mancanti, inadeguati, se non ci si sente amati e non ci si può sentire amati se non ci si ama, se non si ama quell’incredibile regalo che siamo noi, diversi, unici, irripetibili.. La vergogna in generale, non solo quella per il proprio aspetto esteriore, sulla quale nel nostro precedente appuntamento ci siamo soffermati, colpisce il nostro senso di identità ed il nostro vissuto personale più profondo, ci si sente male per quello che si “è”.
La vergogna provoca dubbi sulle proprie capacità, la sensazione che qualcosa di fondamentalmente sbagliato sia in se stessi e induce a sentirsi non amabili. Essa è l’espressione di un danno che ha subito l’autostima, la percezione della propria persona, e porta spesso a proiettare i giudizi negativi che si hanno di se stessi, attribuendoli agli altri, pensando così di essere valutati e giudicati negativamente dall’esterno. L’io non è un datum ma una costruzione che avviene fondamentalmente nei primi dodici anni di vita. La percezione che avremo di noi stessi dunque, sarà in qualche modo il risultato dei ritorni che ci avrà rimandato l’ambiente esterno.
E’ così che nella relazione con l’ambiente, soprattutto nei primi anni di vita, situazioni specifiche ed esperienze ripetute, possono incidere nel determinare l’immagine di se stessi, possono sviluppare ipersensibilità e vulnerabilità eccessiva della propria autostima che, di conseguenza, viene percepita in pericolo o attaccata. Nella vergogna, dietro la vergogna, c’è il giudizio e c’è l’azione di qualcuno, con più potere del bambino, che ha provocato il suo sentirsi piccolo e impotente.
Sottovalutare la sensibilità dei bambini ed intervenire su di essi con comportamenti, rimproveri, parole o espressioni che offendono nell’intimo vuol dire esporli ad esperienze dolorose che disegnano ed imprimono interiormente una percezione negativa di se stessi. E’ importante dunque che le richieste e le aspettative degli adulti rispetto al bambino siano ragionevoli e realistiche, non solo adeguate all’età ma anche alle capacità di quel singolo individuo che abbiamo davanti nel rispetto delle differenze, rispetto che dovremmo insegnare anche ai nostri bambini, innanzitutto rispettandoli, perché, nella costituzione di un sé forte e coeso, il giudizio dei pari in giovane età, non è certo meno importante di quello degli adulti.
Consentitemi in chiusura, un tuffo nel passato, vorrei dedicare a quanti mi hanno scritto, questo bel testo di una canzone di De Gregori che ho molto amato.. la donna cannone..
Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno,
giuro che lo farò,
e oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò.
Quando la donna cannone
d’oro e d’argento diventerà,
senza passare dalla stazione
l’ultimo treno prenderà.

E in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà,
dalle porte della notte il giorno si bloccherà,
un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà
e dalla bocca del cannone una canzone suonerà.

E con le mani amore, per le mani ti prenderò
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura se non sarò bella come dici tu
ma voleremo in cielo in carne ed ossa,
non torneremo più…
na na na na na

e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete voleremo via.

Così la donna cannone,
quell’enorme mistero volò
tutta sola verso un cielo nero nero s’incamminò.
Tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì,
altri giurarono e spergiurarono che non erano stati lì.

E con le mani amore, con le mani ti prenderò
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura se non sarò bella come vuoi tu
ma voleremo in cielo in carne ed ossa,
non torneremo più…
na na na na na

E senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete voleremo via…

.. è che io so il dolore della diversità e un pò anche quello della vergogna di ciò che si è anche se oggi conosco il dono dell’essere speciali.. questa canzone mi fa sempre piangere, forse è quella bambina cannone, che si faceva prima a saltare che a girarle intorno, quella dys trattata come un’asina che tanti deridevano, che sempre un pò è rimasta in fondo al mio cuore, quella stessa che mi fa comprendere,amare e difendere la diversità.. ogni medaglia ha due facce ed una è sempre un regalo!

Trackback dal tuo sito.

Antonella Amodio

Antonella Amodio

Presidente

Francesca Antonella Amodio, per tutti Antonella, presidente di Yin-sieme. Docente, pedagogista, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo bioenergetico, biodanzante. Formatrice nazionale DSA, da brava dislessica, ideatrice e conduttrice delle ‘feste dys’ di cui sono ovviamente a tutti gli effetti il capo.
Autrice de ‘Il laribinto, il mio viaggio nella dislessia’ e del romanzo ‘Lo zoo del piano di sopra.. quando al piano di sotto l’amore fa male , adoro scrivere. Istruttrice di nuoto, molti gli sport praticati, amo tutto quello che ha a che fare con la corporeità così come con la spiritualità, pratico meditazione e sono stata più volte in India per questo, ho il secondo livello di Reiki, sono vegana, rispetto e onoro ogni religione e credo in quella dell’essere umano. Da quando un anziano monaco m’ha detto che il mio sorriso è il sorriso di Dio, ho realizzato che è vero, quello di ognuno lo è, così ho pensato che il Paradiso sarà qui, quando ogni essere al mondo sorriderà e…io voglio essere in Paradisoooo!

Commenti (10)

  • Anonimo

    |

    La percezione per me è qualcosa di soggettivo, quindi non solo la rielaborazione dei dati sensoriali, ma qualcosa di condizionato dalle nostre esperienze sensoriali che non sono le stesse in ognuno di noi.

    Rispondi

    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

      |

      perfettamente d’accordo, la consapevolezza di tale diversità dovrebbe renderci tutti più disposti ad un ascolto reale dell’altro..

      Rispondi

  • Anonimo

    |

    forse sono un po’ fuori traccia ma ho sempre pensato che uno dei motivi per i quali faccio un’enorme e lunga fatica per dimenticare le persone che ho amato dipenda dal fatto che lega la percezione di ma stessa allaltra persona. in pratica mi vedo come l’altro vede, attraverso i suoi occhi. Quindi cio comporta che insieme a una storia venga sgretolata anche un po un po della mia autostima.c’e” un mofo per assumere un punto di vistapiu oggettivo rispetto a quello che si e’ e si vale?

    Rispondi

    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

      |

      quello che traspare dalle tue righe è una difficoltà nelle relazioni affettive/sentimentali.. non si possono mai generalizzare le cause di un fenomeno, restano comunque individuali, legate alla nostra storia ma se tu stessa senti che il meccanismo è quello, allora è probabile lo sia, c’è un’intelligenza inconscia in ognuno di noi..la tua analisi è lucida e precisa.. mi vedo riflessa nell’altro, se perdo lui, perdo un poco anche me..certo, questo ha a che fare con una percezione di un sé dipendente dall’approvazione dell’altro, con un locus of control esterno come abbiamo detto in qualche puntata fa..il punto non è una visione più oggettiva di sé (che, come abbiamo sottolineato è una definizione inesistente e se vogliamo ancora dipendente dall’esterno, oggettiva x chi?) ma una visione soggettiva di un sé forte e coeso, sei tu che devi avere un’idea di te come di qualcuno che vale, di qualcuno che è amabile in sè, che ha il diritto di.. il modo per imparare ad amarsi proprio per quel che si è, per il dono che si è, orgogliosi di esserlo, è un percorso individuale che vale sempre la pena di fare..

      Rispondi

  • Anonimo

    |

    la percezione x me…è molto soggettiva…………..La differenza, la fa .la sensibilità…………la percezione di se………….del proprio sentire……un animo nobile si intenerisce ………quando coglie il volo di un uccellino………..il calore di un raggio di sole.un refolo di vento che ti spettina i capelli……….gli occhi lucidi di un bambino……….una rondine che si e persa…..tutti hanno la percezione di se e dell’altro……………..dell’universo in generale.ma il modo di cogliere.di provare emozioni.sensazioni non è uguale x tutti……….x me condizionata dalla particolarita o variabilità dei punti di vista………il tuo racconto intenerisce xke si coglie il rispetto e la cura x il dono della creazione……………grazie.spero di essere stata in grado di esprimere qllo che sento…………un abbraccio….luisa

    Rispondi

    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

      |

      proprio così, il dato oggettivo in sè, non è percepibile da un essere umano nella sua oggettività in quanto egli, nello stesso momento in cui lo percepisce, lo trasforma attraverso le sue strutture..se solo fossimo più consapevoli di questo fenomeno, saremmo un pò più inclini a comprendere l’universo dell’altro..

      Rispondi

  • Anonimo

    |

    è proprio il mio tema! la percezione di me…. di qualcuno che non vale niente! Rimarrà sempre dentro di me quella Franca bambina umiliata e poco ascoltata? Avrò sempre bisogno di conferme? Quando riuscirò a stimarmi?

    Rispondi

    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

      |

      nel momento stesso in cui diamo un nome alla nostra difficoltà, ne parliamo, scriviamo, in qualche modo la oggettivizziamo, abbiamo già messo una distanza tra noi ed un contenuto fantasmatico che ci condizionava inconsapevolmente, il passo successivo per liberarcene non sarà poi così difficile, sappiamo su cosa lavorare, sono certa che a breve saprai rapportarti a quella bambina interiore rassicurandola del valore che ha per te..

      Rispondi

  • Anonimo

    |

    buongiorno..si..si..ho letto la tua rubrica gia ieri sera e ne ho letti passaggi anche a mio marito. inoltre sai …comprendo ora delle cose …alcune mie paure che nn riesco a superare…è tutta una reazione a catena…se i primi 12 anni influenzano una vita intera …io nn ho speranza..sto messa proprio male!!!ho sempre cercato di proteggere i miei figli dai pericoli che conoscevo bene ..anche se sono maschi.!!!..ma a queste problematiche di uno dei miei figli nn ero preparata nn sono riuscita a proteggerlo!!!è brutto avere l’animo in tormento…per quanto ti sforzi di condurre una vita normale…ci sarà sempre un odore…un luogo..una parola o chissà cos’altro a risucchiarti indietro…e nessuno comprenderà il tuo dolore quello è solo tuo.io nn voglio che mio figlio si senta solo…..perdonami francesca….ogni tanto diventi la depositaria dei miei sfoghi…sarà perchè ti ammiro tantissimo..o forse perchè hai toccato le corde del mio cuore dalla prima volta che ho ascoltato le tue parole…grazie!!!!

    Rispondi

    • Antonella Amodio

      Antonella Amodio

      |

      questo tuo commento apre un bel capitolo in questa discussione, quello del senso di colpa.. non devi sentirti in colpa, non ne hai alcuna, il senso di colpa è qualcosa che spesso non serve a nulla se non ad ifragilirci, non esiste sempre bene e male ma esistono gli accadimenti e noi che li affrontiamo, come ci è dato di farlo. Le cose non dipendono certo solo da noi, tra l’emittente ed il ricevente c’è un mondo intero a modificare il nostro messaggio, tu sei una mamma
      eccezionale, sappilo sempre..

      Rispondi

Lascia un commento