Mi chiamo leonardo e sono dislessico – Potenza

Written by Antonella Amodio. Posted in DSA

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E’una grande emozione per me parlare a tutti voi, come sempre, oggi poi accanto a relatori così prestigiosi…Io sono dislessica, ormai lo sanno tutti, fra i miei amici pare quasi un vezzo, ma la fatica che faccio a domare questa testa dys la so solo io, il panico che mi prende davanti ad un 740, in macchina quando sono costretta a cambiare un percorso, quando mi salutano ed io ignoro chi ho di fronte… faccio tante conferenze ma l’emozione, la tensione restano sempre le stesse, la paura di perdermi come spesso mi capita, il desiderio di sparire.. la meraviglia ogni volta, ma sono proprio io, quella che scrive, che parla… di fronte a tanta gente, quella stessa che si è sempre nascosta indietro, all’ultimo banco cercando di non farsi vedere.. Io ho saputo solo molto tardi l’origine di tutti i miei guai a scuola, quando ormai avevo imparato in qualche modo a guidare questo cavallo pazzo che avevo nella testa, ero alla mia terza laurea, quella in psicologia… Eppure solo al primo congresso sui DSA a cui partecipai mi parve finalmente di essere a casa, quelli parlavano di me.. delle mie difficoltà a distinguere le doppie, ad andare a capo, sillabare.. del mio non sapere che giorno è, che mese è, che anno è, del mio perdermi ovunque, del far i conti sulle mani, magari infilate in tasca, per verificare il resto della spesa, di quelle odiose tabelline mai imparate a memoria, delle mie zampe di gallina, di tutte quelle confusioni tra nomi, persone, paesi.. dunque non ero la sola, l’unica capra a cui sfuggivano cose per gli altri tanto elementari, a quanto pareva nel mio stesso serraglio anche nomi importanti.. Leonardo.. Questo il motivo di tanto lavoro svolto rispetto ai DSA nella nostra regione, la prima in Italia ad essersi munita con Marcello Pittella di una legge in merito ben tre anni prima di quella nazionale, la prima ad aver creato un osservatorio regionale con Attilio Martorano, tra le prime oggi a proporre questo screening agli universitari con Mauro Fiorentino, a loro il mio grazie. Questo il motivo del mio intervento stasera, non è mai troppo tardi.. Certo signori, non è mai troppo tardi per potersi riprendere la propria vita nelle mani, vorrei mostrarvi un video perché capiate da soli. E’ la mia intervista a Biagio, un uomo di oltre cinquant’anni venuto al mio studio di psicoterapeuta, quello che, assieme alla scuola, è il mio lavoro, perché lo spendermi per i DSA è solo il mio impegno civile, quello che devo a tutti quelli come me, come mia figlia.. Quando chiese il mio aiuto, Biagio attraversava un momento di grossa crisi, uno stato depressivo severo, dormiva poco e male, nell’ultimo periodo aveva perso più di 7 chili, spesso non riusciva a trattenere le lacrime, dopo i primi incontri non mi fu difficile riconoscere in lui un DSA mai diagnosticato..

(video che termina con questa scritta su musica)…
Noi apparteniamo tutti ad una sola rete,
un solo grande sistema…
La fragilità di ogni più piccola maglia
è la fragilità dell’intera rete.
Capire che le difficoltà dell’altro sono le nostre
è prima di tutto un atto di intelligenza
ignorarle è come tagliare il ramo su cui siamo seduti..

E’ un enorme piacere vedere qui tanti giovani, voi siete il nostro futuro e quello che vorremmo dirvi è: non abbiate paura, ci siamo noi, la comunità degli esseri umani…l’appartenenza è il più grande fattore di resilienza e noi tutti, la scuola, l’università, vogliamo solo che voi siate migliori di noi, questo è il progresso, ciò che segue sia sempre un gradino più in alto di ciò che l’ha preceduto, e, per quella che è la mia esperienza, voi lo siete.. I DSA in sé, non sono poi un così grave disturbo, è il quadro psicologico che ben presto si crea intorno ad essi che lo è. E’ il disturbo invisibile così ben presto chi ne è portatore prende ad essere vessato da genitori, insegnanti, compagni che ignorandone le reali difficoltà, prendono a tradurle come cattiva volontà, pigrizia, asineria. Ciò che è peggio è che è impensabile che all’età in cui un DSA diviene evidente, l’ingresso nella scuola, si possa avere una metacognizione tale da capire come si capisce. E’ così che nel tempo si avrà di sé proprio l’immagine che gli altri dipingono. Di pochissimi giorni fa il mio incontro con un ragazzino di Polla, sempre più spesso mi arrivano dalle regioni limitrofe. Tredici anni, due occhi che brillavano di intelligenza come due stelle, non avevo bisogno di somministrare alcun testo per il QI, era evidente fosse molto più alto della media. Gli ho chiesto quali fossero le sue difficoltà, mi ha risposto con quella che era evidente fosse la spiegazione da sempre a lui data dagli altri : non mi ingozza, è meglio che vado a zappare.. Solo di striscio vorrei dire che questo tra l’altro denota ciò che pensiamo di chi coltiva la terra, forse una delle risorse della nostra regione, quello che qui voglio sottolineare è la ferita che tali affermazioni producono. Ho preso a dirgli che forse leggere gli era difficile e che certamente non può attrarci ciò che per qualche motivo per noi non è semplice come per tutti gli altri. Mentre parlavo, spiegavo, nei suoi occhi si raccoglieva il pianto sin che lacrime silenziose hanno preso a scendergli lungo il viso. Avrei voluto abbracciarlo, stringerlo stretto ma ho temuto di offendere la sua dignità. Così piccino così dignitoso, davanti ai suoi genitori cercava di non fare una piega, quasi quel pianto non gli appartenesse.. Ho fatto altrettanto ma, dentro, ogni sua lacrima mi solcava l’anima. So bene che passa in quell’universo, l’ho conosciuto sulla mia stessa pelle.. C’è una frase nel film che Biagio citava, stelle sulla terra, una frase che sempre mi colpisce come un pugno nello stomaco. Narra di una leggenda secondo la quale nell’isola di Salomone, quando è necessario tagliare un albero, non si usi la sega. Gli abitanti si mettono in cerchio intorno alla pianta e prendono ad insultarla e a maledirla, pare che nel giro di pochi giorni questa secchi e muoia.. Ignorare un DSA al suo esordio, non attuare diagnosi e interventi precoci, non riconoscerlo, può portarci a disagi sicuramente maggiori del semplice disturbo, quelli che Biagio ci ha raccontato ma anche comportamenti oppositivi, condotte anti sociali.. ciò che mi rifiuta, rifiuto.. con un costo per l’intera società sicuramente maggiore. Capire che le difficoltà dell’altro sono le mie è prima di tutto un atto di intelligenza.. E’ il tempo di passare ad un approccio sistemico, questa la strada che tutte le moderne teorie scientifiche oggi ci suggeriscono, dall’economia alla fisica, questa la risposta ad una crisi così severa e globale, le reti, l’appartenenza..
E’ questo che ho cercato di supportare nel piccolo opuscolo che l’otto marzo ho voluto fosse distribuito in omaggio con il quotidiano nella nostra regione e che oggi la Regione e il presidente della nostra provincia, hanno ritenuto riceveste anche voi anche un po’ a supporto della politica energetica e ambientale che si sta perseguendo.. molti i riferimenti a Rifkin, lo stesso che loro hanno voluto venisse a Potenza..
Ragazzi ciò che il video ci ha mostrato è che non vi può essere alcuna felicità vergognandosi di se stessi, il mio continuo tentativo con i mie ormai innumerevoli interventi in tutta la nostra regione, è dirvi si, sono dislessica, mia figlia lo è come me e non me ne vergogno, non vergognatevi se lo siete anche voi. Io non cambierei mai la mia testa con quella di nessun altro, questa è felicità, poter essere se stessi, perseguire i propri sogni senza timori, è avere una voce e farla sentire, forte e chiara.
Siamo tutti diversi viva Dio, ognuno di noi ha dei bisogni speciali ed una società è speciale quando sa riconoscerli e valorizzarli. Signori vorrei citarvi Herman Hesse, il suo dire ‘non esiste il dovere di amare, esiste quello di essere felici ma, felice, è solo chi sa amare ’ e consentitemi di aggiungere, chi sa amare prima di tutto il dono che è se stesso. Purtroppo spesso si finisce col pensare che la felicità non sia un bisogno primario. Soprattutto in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando, si finisce facilmente col trascurare alcuni settori come quelli della ricerca, dell’istruzione, del ben essere, immaginando che ciò che non da utili immediati, non sia di fatto primario ma è chiaro invece che la felicità lo sia e felicità è conoscere, se stessi e il mondo che ci circonda, è divenire ogni giorno migliori.. Felix qui potuit rerum cognoscere causa.. per fortuna ciò che a volte non è visibile agli occhi, appare invece evidente al cuore, è questo che un maestro come Rossi Doria con il suo esempio ci ha insegnato, lui, il maestro di strada, prima di tutto un maestro del cuore.. E’un onore per me che sia lui il nostro sottosegretario alla cultura, un onore averlo qui con noi oggi..

Antonella Amodio

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Antonella Amodio

Antonella Amodio

Presidente

Francesca Antonella Amodio, per tutti Antonella, presidente di Yin-sieme. Docente, pedagogista, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo bioenergetico, biodanzante. Formatrice nazionale DSA, da brava dislessica, ideatrice e conduttrice delle ‘feste dys’ di cui sono ovviamente a tutti gli effetti il capo.
Autrice de ‘Il laribinto, il mio viaggio nella dislessia’ e del romanzo ‘Lo zoo del piano di sopra.. quando al piano di sotto l’amore fa male , adoro scrivere. Istruttrice di nuoto, molti gli sport praticati, amo tutto quello che ha a che fare con la corporeità così come con la spiritualità, pratico meditazione e sono stata più volte in India per questo, ho il secondo livello di Reiki, sono vegana, rispetto e onoro ogni religione e credo in quella dell’essere umano. Da quando un anziano monaco m’ha detto che il mio sorriso è il sorriso di Dio, ho realizzato che è vero, quello di ognuno lo è, così ho pensato che il Paradiso sarà qui, quando ogni essere al mondo sorriderà e…io voglio essere in Paradisoooo!

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