Philomena,  film troppo banale e popolare?

Written by Franca Crocetto. Posted in Occhi sul mondo

philomena

chi viaggia in prima classe non è detto che sia di prima classe!”

Ho visto Philomena, il film del regista inglese Stephen Frears tratto da una storia vera, simile a tante altre che riguardano migliaia di bambini, per lo più statunitensi, adottati da famiglie benestanti (dietro compensi ingenti ai conventi) in Irlanda nella seconda metà del ‘900.
E’, in realtà, la storia di una donna, Philomena appunto, che è punita, segregata, umiliata, violentata anche al momento del parto (il bambino si presenta in posizione podolica e lei rischia addirittura la pelle, ma per punirla non le danno neanche un antidolorifico) dalle suore del convento-collegio “Figlie del sacro cuore”, dove è giunta, rifiutata anche dal padre. Ed è punita perché ha peccato, si è data ad un ragazzo che lei ha conosciuto in un momento bello … e che le è sembrato così bello, come bello è stato il suo modo di abbracciarla. E’ punita, soprattutto, perché ha provato piacere in quello che ha fatto.
Donna mite, Philomena accetta anche le umiliazioni, ma non potrà mai accettare che suo figlio creda che sia stata lei ad abbandonarlo, né può morire senza aver trovato suo figlio, che potrebbe essere addirittura un barbone, soffrire pene indicibili, senza che lei possa fare nulla ….. per quello decide di cercarlo.
E l’aiuta un giornalista che ha conosciuto il successo, già consulente governativo del partito laburista per Tony Blair e giornalista della BBC, il quale si rifiuta, in un primo momento, perché lui non tratta di “storie di vita vissuta”, genere giornalistico che lui ritiene diretto a persone ignoranti e superficiali. In un viaggio che parte e finisce nello stesso luogo (a simboleggiare quasi un ciclo che si conclude), un viaggio di conoscenza reciproca, lui infine riscopre l’immensa ricchezza di una donna, che ha giudicato dal suo gradino più alto e che, dietro la sua “leggerezza” nasconde una sensibilità così grande, che tanto lo meraviglierà, ormai sconosciuta. E’ a lui sconosciuta la capacità di perdonare, quasi un dono che ha già perso colui che semplice non è più …. la capacità di emozionarsi, di credere, di stupirsi anche delle cose più ovvie … “Oh, Martin, non l’avrei davvero immaginato, neanche fra un milione di anni!”
Sono uscita dal cinema pensando che in realtà questo era un film troppo diretto e quasi sdolcinato, raccontando una storia, delle storie, in maniera troppo diretta. A me il garbo è sembrato “troppa banalità”, quasi ingenuità. Poi ho iniziato a ripensare alle scene, alle frasi, alla profonda ironia e leggerezza …. Sono stata anch’io impulsivamente portata a pensare che le “storie di vita vissuta” fossero destinate a persone semplici e poco intelligenti? O forse, anch’io, con il mio atteggiamento di supponenza, non avevo fatto altro che liquidare senza pensarci qualcosa che a prima vista sembrava leggerezza e che, di contro, era “tolleranza e rispetto per le idee e le scelte di vita”?
Perdono, non accettazione delle cose inflitte o masochismo gratuito. In realtà il film sarebbe potuto scadere in una soap, ma è caratterizzato da uno spirito tipicamente inglese, che conosce il senso del controllo e fa sorridere, anche quando si dovrebbe piangere di fronte a forme di fondamentalismo, anche violente. La risposta di suor Hildegarde che spiega il suo atteggiamento di fronte al “peccato” che avrebbe dovuto espiare di Philomena sembra quasi la risposta dei gerarchi nazisti che hanno dichiarato di aver eseguito degli ordini. Ordini umani , ordini divini. In realtà il film mantiene la giusta distanza che permette di riflettere, senza essere accecati dal rancore. Del resto “è estenuante essere arrabbiati”!
In ultimo, voglio sottolineare la grande interpretazione della meravigliosa 80enne Judi Dench, insieme a quella di Steve Coogan, attore e sceneggiatore.
Il film è stato premiato per la sua sceneggiatura al Festival del cinema di Venezia. Meritatamente.

Trackback dal tuo sito.

Franca Crocetto

Franca Crocetto

Responsabile yin-sieme Muro Lucano

Sono franca, sempre!
È forse la mia caratteristica e la porto impressa nel nome. Non riesco a non esserlo, anche quando dovrei,
dico subito se una cosa mi piace o non mi piace e … mi piace la gente, la sua storia, mi piacciono gli occhi e
tutto quanto esprimono, anche quando sono occhi che piangono. Mi piace leggere, viaggiare, progettare!
E’ il mio lavoro, progettare, e quando lo faccio mi piace anche l’ansia di fronte al foglio bianco, il sentirsi un
pochino lucignolo, incapace e poi improvvisamente capace di tirar fuori tutti i miei sogni. Ecco perché amo
la biodanza: mi si scatena la voglia di … esprimo finalmente me stessa, non ho più timore, sono io, posso
farmi sentire! Facciamoci sentire, allora!

Lascia un commento