se una sera d’estate al museo… primo appuntamento

Written by Franca Crocetto. Posted in Occhi sul mondo

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«Ora che ne devo scrivere non so distinguere tra ciò che ho visto io e ciò che mi ha fatto vedere lui con le sue parole»
da Via Gemito di Domenico Starnone

Domenica 30 giugno si è tenuto al museo archeologico di Muro Lucano il concerto del gruppo BranTron, già nel nome sintesi del lavoro di due famiglie, la famiglia Branno, con Rosanna Giaraffa e la sua splendida voce e il marito Luciano ottimo pianista, e la famiglia Tronnolone, composta da Pasquale, bravissimo oboista e i suoi due figli, Carlo e Ugo, l’uno violinista e l’altro violoncellista, entrambi ragazzi di grande valore, esempio di come l’impegno e la passione possano dare forza al presente e creare speranza nel futuro.
Con la semplicità e l’amore che li contraddistingue i musicisti hanno saputo far vibrare anche le corde del nostro cuore, in uno scenario splendido, quello appunto del museo. Il concerto avrebbe dovuto avere luogo all’aperto, sul terrazzo che si affaccia sull’antico borgo del Pianello, ma i musicisti hanno convinto gli organizzatori a disporre uno spazio interno magari più stretto, ma più adatto dal punto di vista dell’ acustica: “… altrimenti le note sarebbero volate con il vento della fresca serata, che le avrebbe portate alle orecchie di ciascuno in maniera diversa … e invece tutti devono ascoltare nella stessa maniera, la musica deve arrivare con la stessa forza a ciascuno di noi”, come ha detto la solista. Naturalmente i musicisti avevano ragione del loro rigore: sarebbe stato un peccato perdere una sola nota o essere distratti da altre immagini. Gli strumenti, come le labbra della cantante, rivelazione di quello strumento portato dentro di sé con tanta amorevole accortezza, erano le uniche immagini che hanno tenuto sospesa nel tempo e nello spazio la nostra attenzione per quei sessanta minuti! Mozart, Vivaldi, Puccini, Rota … ci hanno accompagnato con la loro musica senza tempo in quello spazio senza tempo.
La nostra amica Nunziata ci ha scritto che mentre ascoltava la musica le ritornavano alla mente le parole di un romanzo, lo Stabat mater di Tiziano Scarpa. E non a caso. Ambientato nel XVIII secolo a Venezia, il romanzo parla di una fanciulla, Cecilia, che abbandonata in fasce e perciò ospite dell’Ospedale della Pietà, inizia a scrivere a quella madre che non ha mai conosciuto, solo come pretesto per scrivere a se stessa, per raccogliere i suoi pensieri su ciò che sa del mondo, su tutto quello che ha appreso attraverso ciò che le suore le hanno passato. Cecilia suona il violino, ma ben presto le sue capacità di musicista si arrestano, perché non ha insegnanti capaci … finché non arriva un ragazzo dai capelli rossi. E’ Antonio Vivaldi, che fa capire a Cecilia e alle altre ospiti che attraverso la musica si possono conoscere luoghi e stati d’animo sconosciuti. Solo allora Cecilia trova il coraggio di fuggire da quel luogo, perché solo allora si rende conto che quel luogo l’ha tenuta prigioniera perché ha imprigionato il suo pensiero: la musica la rende finalmente libera.
Lo Stabat mater è una preghiera, portata in musica anche dallo stesso Vivaldi, e la preghiera non è che un moto dell’animo suscitato dalla passione, è elevazione verso qualcosa che noi riteniamo supremo. Nell’aria c’era preghiera, quella sera, perché il nostro spirito si è elevato fino ad uno stato di grazia. Le note si scrivevano su quei muri, si libravano poi per raggiungere altre pietre, quelle della meravigliosa scalinata davanti al museo, disegnata da artisti di tutto il mondo sulla base di poesie tra le più belle che siano mai state composte. L’arte si è unita all’arte, l’architettura, la poesia, la pittura, la musica si sono fuse in un tutt’uno magico, che ci ha veramente emozionati.
Quella di domenica è stata la prima delle due manifestazioni in programma in questo spazio che, come ha detto il direttore del museo, per non diventare un luogo senza vita deve ospitare incontri come questo, perché, come Cecilia, i fruitori possano crescere ed arricchirsi, conoscere fino in fondo i luoghi della propria anima per sentirsi in unità con gli altri.

Il prossimo appuntamento è per domenica sette luglio. Noi di Yin-sieme siamo felici di invitarvi sul terrazzo del museo archeologico di Muro Lucano, alle ore 19:45 per il concerto del Caramel Caravan Quartet….. e sarà ancora musica.

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Franca Crocetto

Franca Crocetto

Responsabile yin-sieme Muro Lucano

Sono franca, sempre!
È forse la mia caratteristica e la porto impressa nel nome. Non riesco a non esserlo, anche quando dovrei,
dico subito se una cosa mi piace o non mi piace e … mi piace la gente, la sua storia, mi piacciono gli occhi e
tutto quanto esprimono, anche quando sono occhi che piangono. Mi piace leggere, viaggiare, progettare!
E’ il mio lavoro, progettare, e quando lo faccio mi piace anche l’ansia di fronte al foglio bianco, il sentirsi un
pochino lucignolo, incapace e poi improvvisamente capace di tirar fuori tutti i miei sogni. Ecco perché amo
la biodanza: mi si scatena la voglia di … esprimo finalmente me stessa, non ho più timore, sono io, posso
farmi sentire! Facciamoci sentire, allora!

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